Gli cambiano il cognome e perde l’eredità

2 Marzo 2020

Nell’atto di successione Marcelli diventa Mercelli, un errore che gli è costata la proprietà di una villa

SULMONA. Gli cambiano il nome sul certificato di successione e perde la casa che aveva ricevuto in eredità, che viene venduta all’asta senza che lui possa far valere i suoi diritti per poterla riavere.
È l’incredibile storia che vede coinvolto un artigiano di Sulmona, Giancarlo Marcelli, che ora minaccia azioni eclatanti per tornare in possesso di ciò che ritiene gli spetti di diritto.
Tutto ha inizio con la trascrizione della sentenza emessa dal tribunale di Sulmona nel novembre del 2015 in cui viene assegnata a Giancarlo Marcelli Santroni la proprietà della villa a due piani in viale della Stazione a Sulmona, avuta in eredità quale legittimo erede di Emma Santroni (da qui il suo secondo cognome) che lo aveva adottato come figlio. Nella stessa sentenza il tribunale aveva imposto a Marcelli il pagamento di 155mila euro a favore degli altri due eredi Alessandro Giannotti e Annamaria Pellegrini. Somma che Marcelli contava di pagare accendendo un mutuo con un istituto di credito o attraverso un conoscente che si era detto disponibile ad aiutarlo. La sorpresa è arrivata con la richiesta della visura catastale in cui Giancarlo Marcelli non risultava proprietario di alcun immobile. Nel trascrivere l’atto di proprietà, infatti, qualcuno ha cambiato una vocale nel cognome trasformandolo da Marcelli a Mercelli.
Uno sbaglio che, oltre a togliere la proprietà all’artigiano, gli ha precluso la possibilità di poter accedere al mutuo e quindi di poter pagare la metà della casa così come era stato stabilito dal tribunale. A seguito del ricorso presentato dagli altri due eredi, il tribunale di Sulmona il 20 febbraio scorso ha ordinato la vendita senza incanto con modalità telematica sincrona mista della villa di viale della Stazione, delegandone l’effettuazione al notaio Massimiliano Spartano di Pratola Peligna.
«Sono vittima di una situazione che ha dell’incredibile, che mi ha fatto perdere la proprietà della casa in cui vivo», afferma Giancarlo Marcelli. «Lo sbaglio di un impiegato non può essere causa di tutto questo. Chiedo quindi che il tribunale ripristini la verità storica riassegnandomi la casa di cui sono il legittimo proprietario. Se tutto ciò non dovesse verificarsi, a quel punto sarò costretto a mettere in atto azioni eclatanti», conclude Marcelli, «poiché l’unico modo che ho per far valere i miei diritti è questo».
Cosa che era già accaduta qualche anno fa, quando Marcelli salì sul tetto della sua casa minacciando di buttarsi giù se non l’avessero ascoltato.
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