Gli imprenditori snobbano l’Interporto della Marsica

L’incompiuta da decine di milioni di euro diventa una spina del governo Marsilio De Angelis: «Cambiare strategia, l’ex piano in Regione era uno spot elettorale»
AVEZZANO. Zero offerte per la gestione del centro smistamento merci della Marsica. Il bando del Dipartimento infrastrutture, trasporti e mobilità della Regione orientato a spingere nel circuito produttivo quella struttura degli anni Novanta, costata decine di milioni di euro alla collettività e rimasta come storica incompiuta, è passato liscio come l’olio. Alla commissione, quindi, non è rimasto che certificare la mancanza di interesse del mondo produttivo a prendere in gestione quella struttura che rischia di diventare una cattedrale nel deserto e ripassare la palla alla politica. Ora la parola passa al governo Marsilio, chiamato a decidere se proporre un nuovo bando, o imboccare altre vie per inserire l’Interporto nel circuito produttivo prima che cada a pezzi.
«Era un bando elettorale», attacca il sindaco Gabriele De Angelis, «impostato male, quindi, le probabilità che andasse deserto erano molto alte. La questione dell’Interporto va affrontata in maniera diversa da come è stata gestita finora. Se non si inserisce all’interno di un circuito logistico che coinvolga in primis le due regioni limitrofe di Lazio e Campania non si troverà mai una società disposto a prenderlo in gestione».
Occorre quindi un cambio di strategia per spingere l’Interporto sul mercato.
«Spero che la Regione», sottolinea il primo cittadino, «apra un confronto serio con tutti gli attori del territorio, qui ad Avezzano, quanto prima per studiare insieme quale potrebbe essere la soluzione ottimale per mettere finalmente l’interporto nel circuito produttivo».
Sull’ingloriosa fine del bando «frutto delle scelte sbagliate della politica», picchia duro Confagricoltura. «Il treno dell’Interporto è passato vent’anni fa e i governanti non sono stati in grado di salire a bordo. Qui, in terra di Fucino», attacca il direttore Stefano Fabrizi, «la strada maestra da seguire per spingere l’Interporto nella giusta direzione era quella di farne un centro di stoccaggio coi sistemi di refrigeramento e di conservazione. Ora le aziende della grande distribuzione su scala nazionale e internazionale, che operano nel campo, andando oltre la politica, si sono attrezzate da tempo e hanno realizzato le piattaforme per lo smistamento delle merci». Fabrizi, quindi, bacchetta i politici, soprattutto quelli del territorio, rei di non aver colto appieno la portata della sfida in campo. Quale potrebbe essere la strategia utile per mettere una toppa su quel bando finito nel nulla?
«La scelta tocca alla Regione», conclude Fabrizi, «chiamata a un’azione di sollecito e coivolgimento maggiore delle aziende che operano nel settore e delle organizzazioni degli imprenditori, mai coinvolte concretamente in questi tipo di discussione».
Il polo avezzanese, nei pressi dello svincolo autostradale di Avezzano, offre un completo apparato logistico a servizio di chi opera nel settore del trasporto merci. Copre un’area di 450mila metri quadrati: una palazzina direzionale, dieci capannoni prefabbricati, un piazzale con viabilità interna e collegamento ai parcheggi, oltre a tutti gli impianti necessari per il regolare e corretto funzionamento del centro di smistamento merci della Marsica. È collegato con la ferrovia Roma-Pescara attraverso un raccordo e ha un’autonomia energetica generata da impianti fotovoltaici. Dal terremoto 2006 ospita i depositi di Croce rossa italiana e Protezione civile. In futuro chissà.
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