Gli ingegneri: dal decreto va stralciato l’articolo 11

24 Giugno 2015

L’AQUILA. «Basta con le norme calate dall’alto. Occorre stralciare integralmente l’articolo della nuova legge sulla ricostruzione post-sisma che ha implicato un blocco totale dei lavori all’Aquila....

L’AQUILA. «Basta con le norme calate dall’alto. Occorre stralciare integralmente l’articolo della nuova legge sulla ricostruzione post-sisma che ha implicato un blocco totale dei lavori all’Aquila. Si tratta di un errore madornale del governo che va sanato». Elio Masciovecchio, presidente provinciale dell’Ordine degli Ingegneri interviene in merito all’articolo 11 del decreto legge sugli enti locali riguardante la ricostruzione post-sisma e, in subordine, almeno il comma 2 richiamando l’attenzione dell’opinione pubblica nei confronti di un territorio già gravemente ferito. «Siamo in una situazione paradossale», continua Masciovecchio. «Non solo i nostri professionisti e le nostre imprese hanno subìto il tragico dramma del sisma, ora sono, di fatto, costretti a intercettare opportunità di lavoro lontano dalla nostra terra».

Il decreto legge approvato prevede, infatti, che il progettista e il direttore lavori non possono avere avuto rapporti, negli ultimi 3 anni, con l’impresa affidataria dei lavori o subappaltatrice.

«È praticamente impossibile», spiega ancora Masciovecchio. «Chi ha introdotto tale norma non conosce affatto il nostro territorio e, soprattutto, la questione dell’Aquila. Ci siamo trovati dinanzi al fatto compiuto con un decreto legge che toglie a tutte le realtà economiche e ai nostri iscritti la possibilità di lavorare».

Per l’Ordine degli Ingegneri l’unica via è quella, appunto, di «stralciare con urgenza quanto previsto attualmente dalla norma se si vuole evitare il rischio blocco ricostruzione, ma soprattutto quello relativo alle gravi ripercussioni economiche e occupazionali sull’intera comunità». E non è l’unico monito lanciato al governo, al quale Masciovecchio ricorda un’ulteriore impasse relativa all’ordinanza del 23 marzo 2012 per cui la categoria abruzzese ha fatto ricorso al Tar del Lazio.

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