Gli iscritti chiedono uno spazio e la gestione del parco giochi

SULMONA. L’affidamento ufficiale del parco giochi di viale Sallustio, una sede dove riunirsi, la diffusione del baratto amministrativo e l’applicazione del piano antenne.Queste le richieste arrivate...
SULMONA. L’affidamento ufficiale del parco giochi di viale Sallustio, una sede dove riunirsi, la diffusione del baratto amministrativo e l’applicazione del piano antenne.
Queste le richieste arrivate ieri in conferenza stampa dal direttivo del Comitato di quartiere zona Peep, che rinnova la campagna soci, lo scorso anno a quota 395 iscritti, alcuni dei quali anche di Pratola, Introdacqua, Pettorano. L’esperimento riuscito della gestione del parco giochi di viale Sallustio, secondo il Comitato, resta orfano di un affidamento ufficiale per meglio organizzare la manutenzione e la custodia della struttura che ha rivitalizzato un intero quartiere. Non senza impegno per i volontari, che garantiscono apertura, chiusura e custodia della struttura da marzo ad ottobre. «Siamo ancora in attesa di una delibera che ci affidi ufficialmente il parco giochi», fa notare Bruno Acreman, presidente del comitato, «la cosa ci consentirebbe di essere più autonomi nella manutenzione, nei lavori da fare, negli eventi da organizzare». Il riferimento è alla riuscita festa di primavera e a quelle estiva e natalizia già in preparazione, che hanno portato nelle edizioni precedenti centinaia di persone nella struttura ludica. Altro tasto dolente per i volontari è la mancanza di una sede dove riunirsi e programmare le varie iniziative, richiesta già inviata nel 2015 alla giunta Ranalli, poi rinnovata al commissario prefettizio e alla giunta Casini nel novembre 2017. La dislocazione individuata dovrebbe essere quella della nuova palazzina Ater del contratto di quartiere in viale delle Metamorfosi, ma anche qui manca ancora un documento che assegni una stanza della struttura ai volontari. «Noi restiamo in attesa», aggiunge Acreman, «però non comprendiamo perché cose così semplici debbano diventare complicate. In un’ottica di collaborazione tra cittadini e amministrazioni pubbliche, basterebbe almeno mettere in condizione i volontari di operare al meglio, cosa che noi richiediamo da anni, dopo aver dimostrato in concreto quanto fatto per il parco giochi».
Aiuole e fiori sono state in parte realizzate con autotassazione dei membri del direttivo e grazie alle donazioni di ditte e privati. «Non possiamo però continuare a fare la questua», aggiunge Acreman. «Un riconoscimento ufficiale ci consentirebbe di rappresentare la vera risorsa che siamo». (f.p.)
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