Gli organizzatori di matrimoni «Nessun aiuto, siamo invisibili»

Lo sfogo delle titolari di un atelier nella lettera aperta al sindaco: «Bene i tagli alle tasse per le attività ma il nostro settore è ignorato. Abbiamo solo i fornitori e le bollette da pagare, siamo in ginocchio»
L’AQUILA. Abiti da cerimonia invenduti e bomboniere stipate nei magazzini. Il settore del cosiddetto wedding, in pratica l’organizzazione di matrimoni, vive la sua drammatica crisi senza alcuna risposta dalle istituzioni. «Apparteniamo a una categoria invisibile» è il grido di dolore lanciato dalle titolari di un atelier aquilano, Maura e Lorella Sansone. A suscitarlo l’annuncio della manovra da 800mila euro con cui il Comune si appresta a ridurre le tasse alle attività economiche che stanno scontando gli effetti dell’emergenza sanitaria.
LO SFOGO. In una lettera aperta indirizzata al sindaco Pierluigi Biondi le proprietarie del punto vendita esprimono tutto il loro risentimento. «Abbiamo constatato che è stata stilata una percentuale di merito in base al danno subìto», affermano, «e pure apprezzando la sua iniziativa, con estrema amarezza, abbiamo preso atto di appartenere a una categoria invisibile agli occhi dello Stato e di tutti: possibile che nessuna istituzione centrale e periferica abbia presente la sofferenza che ci è stata inflitta da questa pandemia?».
MAGAZZINI STRACOLMI. Il 2020 doveva essere, per il settore, l’anno della ripresa. «L’8 marzo 2020 abbiamo finito di ricevere la merce dai nostri fornitori, ma il 10 ecco il lockdown e noi?», ricordano le imprenditrici, «decine e decine di cerimonie rimandate, altre annullate e oggi ancora non abbiamo certezza di quando si potrà riprendere a festeggiare». La merce da pagare ai fornitori è rimasta nei magazzini. «Abbiamo dato fondo a tutti i nostri risparmi per onorare i debiti, abbiamo raschiato il fondo e non ce la facciamo più», affermano le titolari dell’atelier, «non abbiamo aiuti economici e ci preoccupiamo anche per le nostre dipendenti, che hanno famiglia e prendono un esigua cassa integrazione e non possono andare avanti così. Ogni giorno che alziamo la saracinesca, abbiamo solo spese e zero incassi e le spese sono tanto maggiori quanto più grande è l’attività».
PROFONDO ROSSO. Nel 2020, fanno sapere le proprietarie dell’attività, è stato celebrato solo il 20% dei matrimoni programmati. «Il mercato nuziale ha riportato perdite per 3,2 miliardi e nel 2021, quando si sperava in una stagione record considerando la parte delle celebrazioni del 2020, più di 5,45 miliardi sono a rischio, così come 400mila posti di lavoro diretti del settore». Al momento, tra l’altro, tantissime coppie che avevano programmato la cerimonia per quest’anno restano nell’incertezza dovuta all’andamento dei contagi che condiziona i limiti alla gestione di eventi.
L’APPELLO. «L’organizzazione di un matrimonio nel rispetto delle restrizioni e misure sanitarie richiede molti preparativi e coinvolge molte imprese, pertanto la situazione di costante incertezza sta avendo gravi ripercussioni su tutti gli operatori», fanno sapere le titolari dell’atelier, «non possiamo permetterci un’altra stagione di matrimoni annullati e posticipati, poiché le imprese che hanno resistito a quest’ultimo anno di crisi si trovano in una situazione estremamente delicata». Nessun ristoro finora ha alleviato le sofferenze del settore. «Siamo in ginocchio e delle cerimonie del 2021 nemmeno l’ombra», concludono le imprenditrici, «cosa ne facciamo della merce e del nostro lavoro? Oggi non abbiamo altro che da pagare tasse e utenze».
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