Gli sfrattati pronti alla battaglia: «Spostate la scuola dei pompieri»

Le 170 famiglie di Sassa Nsi devono traslocare per fare posto alla struttura formativa, appello a Biondi «Non si tiene conto delle nostre esigenze». E già si paventano ricorsi, contattato un pool di avvocati
L’AQUILA . All’unanimità, per alzata di mano: così i residenti del progetto Case di Sassa Nsi chiedono al Comune di spostare altrove la sede della scuola nazionale dei vigili del fuoco. È questo l’esito dell’assemblea convocata nel tardo pomeriggio di ieri da “Comitatus aquilano” e coordinamento Erp, edilizia residenziale pubblica. Presenti, nell’area del complesso che ospita gli alloggi post sisma 2009, i componenti delle 170 famiglie che entro fine anno dovranno lasciare le proprie abitazioni per fare posto alla struttura formativa.
CHI C’ERA. In fila per dare il proprio recapito per aderire a eventuali ricorsi, gli inquilini hanno ascoltato le argomentazioni di Antonio Perrotti, rappresentante del “Comitatus aquilano” e di due consiglieri comunali, entrambi di opposizione, Lelio De Santis e Antonio Nardantonio. Così come non è passata inosservata la mancata partecipazione di esponenti della maggioranza. La scuola nazionale dei vigili del fuoco è un progetto finanziato con 15 milioni per il triennio 2021-2023, con un milione a decorrere dal 2024, che porterà in città fino a 750 allievi. In base alla convenzione stipulata con il Dipartimento del corpo, approvata dalla giunta comunale lo scorso 29 giugno, il Comune metterà a disposizione 18 palazzine del progetto Case di Sassa Nsi, che saranno riconvertite in parte a foresteria per gli allievi e i docenti, in parte ad aule didattiche, aule studio e laboratori.
NON MOLLANO. Dall’assemblea arriva il “no” secco degli inquilini. «Il Comune, prima di procedere con gli sfratti», scandisce Perrotti, «avrebbe dovuto chiedersi quali sono i problemi che ogni famiglia dovrà affrontare. In ogni caso, deve finire il tempo di queste scelte episodiche, non organiche: ogni giorno ci si inventa un progetto senza vedere se funziona, se è compatibile con le esigenze della popolazione. Si pensa di fare un pezzetto qui e un altro là: l’eliporto da un’altra parte ancora. Ma qui lo spazio pubblico per le aule non c’è. E allora ci devono dire queste strutture dove le fanno, con quali soldi le fanno. E sarebbe anche necessaria una variante al piano regolatore».
«QUI UNA COMUNITÀ». Non convincono più di tanto le rassicurazioni fornite nei giorni scorsi dall’assessore al Patrimonio, Vito Colonna, secondo cui: «Tutte le famiglie avranno alloggi alternativi». Per gli inquilini non c’è soluzione alternativa che regga il confronto. «Questa ormai è una piccola comunità coesa», ripetono, «ci conosciamo tutti, i bambini stanno crescendo insieme, le famiglie possono appoggiarsi l'una sull'altra in caso di necessità». Secondo loro ci sono altri spazi per la scuola nazionale. «Progetti Case quasi disabitati», insiste Perrotti, «e invece si è scelto di trasferire le persone di un complesso abitato ancora all’80 per cento: si poteva fare una convenzione con la scuola della Guardia di finanza che ha 1.500 posti liberi». Anche il criterio allo studio per i trasferimenti suscita non poche perplessità. «Ci vorrebbe una graduatoria di scelta», evidenziano gli inquilini, magari «mettendo in coda chi magari non ha pagato le bollette».
LA SICUREZZA. Tra i residenti qualcuno fa notare che il territorio resta altamente sismico e in caso nuove emergenze sarebbe utile avere ancora disponibili le palazzine con gli alloggi temporanei. «Sono qui come consigliere comunale che conosce bene i problemi del progetto Case, dato che ci ho vissuto per sei anni», evidenzia De Santis, «e in questa assemblea, a mio avviso, avrebbe dovuto esserci l’assessore», perché la politica si fa ascoltando». L’assemblea applaude e il consigliere rilancia,
SÌ AL PROGETTO. «Qui nessuno ce l'ha con i vigili del fuoco, nessuno vuole che la scuola non si faccia», tiene a precisare interpretando i pensieri degli inquilini, «voglio che la scuola si faccia e si faccia bene, che sia funzionale. Ero in prima fila per fare la Scuola della Guardia di finanza che, diciamocelo chiaramente, ha salvato L'Aquila». L’arrivo del nuovo polo formativo è per tutti una grande opportunità, «ma serve un’area adeguata». Parte così l’invito, rivolto all’amministrazione, a tenere conto «della dignità delle persone» e a considerare che le 170 famiglie a cui è stato recapitato l’avviso di sfratto «non sono pacchi da spostare come se niente fosse». Si vota per alzata di mano e tutti i presenti appoggiano la richiesta di scegliere un’altra collocazione per la scuola dei vigili del fuoco. Una delegazione degli inquilini chiederà un incontro direttamente con il sindaco Pierluigi Biondi e l’assessore Colonna «per un ulteriore tentativo di trovare soluzioni alternative». Il “Comitatus aquilano”, in caso di mancato accordo, ha già contattato un pool di avvocati che si occuperà di stilare ricorsi contro il trasferimento forzato delle famiglie.
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