Gli studenti: «L’Università deve restare ad Avezzano»

9 Giugno 2018

I ragazzi del Consiglio di facoltà al sindaco: «Sedi di ripiego e niente dialogo hanno determinato il calo degli iscritti. L’Ateneo va adeguatamente promosso»

AVEZZANO. La polemica attorno al corso di laurea in Giurisprudenza all’Università di Avezzano, sede distaccata di Teramo, è più accesa che mai. La proposta del sindaco di aprire un dibattito pubblico sull’argomento in sede di Urban Center – visti i costi sostenuti (7,7 milioni in 13 anni) – ha prodotto risultati. Dopo l’ex deputato Massimo Verrecchia, a dire no alla chiusura sono gli studenti. «Quello che ci preoccupa», affermano Mario Pisotta, membro del Consiglio di facoltà e del consiglio di corso di Laurea, e i consiglieri rappresentanti Elmira Izeti, Giulia Gianfelice e Mirco Toselli, «sono i presupposti alla base di questo dibattito. Si vuole valutare la chiusura in base ai costi-benefici prendendo in considerazione il calo di iscritti degli ultimi anni e le spese che deve supportare annualmente l’amministrazione. Un ragionamento fondato esclusivamente su questi presupposti è sbagliato. È fuori discussione che la presenza di sedi universitarie nelle città sia un fattore positivo in termini di pregio e benefici, tanto da poter giustificare costi relativamente elevati per la comunità. Si può considerare in questo caso l’esperienza di altre città universitarie abruzzesi come Teramo, L’Aquila e Pescara, che hanno messo lo studente al centro delle dinamiche politiche e commerciali della città. A differenza di queste, la sede di Avezzano ha subìto continue trasformazioni in negativo soprattutto dopo il terremoto del 2009. Infatti», spiegano gli studenti, «la sede di via Napoli è stata dichiarata inagibile. Da allora sono state adottate sistemazioni di ripiego o comunque non idonee. Tutto ciò, in aggiunta a una persistente assenza di dialogo tra istituzioni, Comune e Università, ha comportato un senso di diffidenza nei confronti dell’Università di Avezzano e di conseguenza il calo di iscritti. La chiave del dibattito», concludono, «può essere soltanto quella del potenziamento e della promozione, cioè di una manovra che possa trasformare Avezzano in una vera città universitaria». Le proposte sono tre: «Il trasferimento all’ex Arssa tramite i fondi Masterplan, la revisione del contratto tra Comune e Università, prevedendo, dove possibile, risparmio di spesa e nuovi corsi anche triennali. Lo scorso luglio, al riguardo, c’è stato un incontro tra studenti, sindaco e rettore per affrontare la proposta di apertura di Agraria».
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