Gonfalone cittadino in cerca di un posto
Il Forte Spagnolo non è stato ancora ristrutturato Dubbi tra le basiliche di Collemaggio e San Bernardino
L’AQUILA. Rispetto ai grandi problemi che la città ha in questo momento la sorte dell'antico, grande gonfalone dell'Aquila, potrebbe sembrare secondaria. E forse lo è, anche se riguarda uno dei simboli identitari del capoluogo.
La vicenda è, in sintesi, la seguente: prima del sisma il gonfalone che risale alla seconda metà del 1500 era conservato nel Forte spagnolo sede del museo nazionale d'Abruzzo. A metà degli anni Ottanta del secolo scorso fu restaurato e nel 1991 dotato di teca climatizzata. Fu anche spostato da un locale all'ingresso del Forte a una sala appositamente attrezzata.
Dopo il terremoto il gonfalone (che misura quattro metri e mezzo di altezza per tre di larghezza) è stato portato via dal Castello (che ha subìto danni dalle scosse) e inviato in un laboratorio di Firenze per essere di nuovo restaurato. Il lavoro è concluso, ma al momento di riportare lo stendardo in città si è scoperto che non c'era un luogo che potesse ospitarlo visto che i lavori di ristrutturazione del Forte sono ancora in corso.
A lanciare “l'allarme” è stata un mesetto fa la direttrice del polo museale d'Abruzzo, Lucia Arbace, nel corso di una conferenza stampa. Da quel momento è partito il tormentone: dove lo mettiamo il gonfalone? La domanda è apparsa ieri anche sulla pagina Facebook del segretariato regionale dei Beni culturali d'Abruzzo (cosa diversa sia dal polo museale che dalla soprintendenza unica). Le due ipotesi emerse, alternative al Forte Spagnolo, sono quelle delle basiliche di Collemaggio e di San Bernardino. Lo storico aquilano Walter Capezzali ha molte perplessità visto che non si tratta di appendere semplicemente un arazzo a un muro, ma in base alle indicazioni dei restauratori è necessario posizionarlo inclinato (come se fosse su un enorme leggìo) e dotarlo di una mega-teca fatta in modo che il visitatore possa guardare l'opera d'arte dall'alto. Metterlo a Collemaggio o a San Bernardino finirebbe per snaturare le due basiliche.
Floro Panti, presidente del centro celestiniano, non vuole nemmeno sentirne parlare: «Che vengano riportate al più presto a Collemaggio tutte le opere d'arte che c'erano prima del sisma, altro che gonfalone». Più possibilista il rettore della basilica di Collemaggio don Nunzio Spinelli: «Se necessario perché no?» dice. Ma la questione resta aperta e non pare di facile soluzione.
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