Goti difende il suo lavoro e si candida alle elezioni
SULMONA. Più di 50 opere pubbliche realizzate, in cantiere o da finanziare per circa 63 milioni di euro. L’ex assessore ai Lavori pubblici Stefano Goti, a consiglio ormai sciolto e ad elezioni alle...
SULMONA. Più di 50 opere pubbliche realizzate, in cantiere o da finanziare per circa 63 milioni di euro. L’ex assessore ai Lavori pubblici Stefano Goti, a consiglio ormai sciolto e ad elezioni alle porte, traccia il bilancio del suo mandato. Tra le cose più importanti realizzate, Goti ricorda il contratto di quartiere, la riapertura del teatro, del parco fluviale e del piccolo teatro di via Quatrario, il completamento dei lavori di Santa Caterina e il ponte di via Gorizia che sarà sostituito da una rotatoria. «Chi verrà dopo di me dovrà solo tagliare nastri», ha spiegato Goti in una conferenza stampa, accompagnato dall’ex consigliere Giannandrea. Curriculum alla mano, l’ex assessore replica a chi lo aveva definito inadeguato e torna a prendersela con gli uffici. «Ho lavorato in tutta Italia, gestendo opere da milioni di euro», ricorda, «ma evidentemente qui c’è chi non mi conosce. Spesso ci siamo trovati in difficoltà a causa di funzionari e dirigenti che non rispondevano alle nostre esigenze, troppo spesso impegnati sulla normale amministrazione al punto da trascurare la programmazione e le pratiche più complesse. Il fatto è che la nostra riorganizzazione della macchina amministrativa non è piaciuta». Sui motivi della caduta anticipata del consiglio Goti fa riferimento ai «no» pronunciati sulla chiusura del punto nascita, sulla realizzazione della centrale Snam e sui cambi avviati a palazzo San Francesco. Non candidato, ma chiamato in giunta dall’amico Peppino Ranalli, Goti non esclude la possibilità di scendere in campo alle elezioni. «Chi mi chiama e vuole fare cose serie troverà da me una risposta positiva, da qualunque parte politica provenga», aggiunge in veste di tesserato dell’ultima ora del Pd. «Ci si dovrebbe rendere conto che fra ex Ds, ex margheritiani e noi che siamo stati mandati a casa, c’è praticamente più gente fuori che dentro al partito e questo qualche riflessione dovrà pur sollecitarla». (f.p.)
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