Gran Sasso, a fine anno il progetto per la sicurezza del sistema idrico

Collaborazione tra i due commissari Gisonni (acqua) e Gentile (autostrade) per lavorare in sinergia L’incognita dei tempi e dei costi per l’intervento a tutela delle sorgenti. Chieste deroghe procedurali
L’AQUILA. Entro la fine del 2021 sarà pronto lo studio di fattibilità relativo alla messa in sicurezza del bacino idrico del Gran Sasso. Ad annunciarlo sono stati il commissario straordinario nominato dal governo Corrado Gisonni e il presidente della Regione Marco Marsilio, nel corso di un convegno, svoltosi ieri nell’aula magna del Gran Sasso Science Institute, nel quale sono stati sono mostrati i risultati delle ispezioni e delle ricognizioni sotterranee propedeutiche alla redazione del progetto, effettuate dai tecnici della struttura commissariale dal suo insediamento (novembre 2019) a oggi.
CHI C’ERA. All’incontro erano presenti, tra gli altri, il presidente della Regione Marco Marsilio, il sindaco Pierluigi Biondi, la senatrice 5 Stelle Gabriella Di Girolamo, l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il commissario per la messa in sicurezza di A24 e A25 Maurizio Gentile.
PROTOCOLLO D’INTESA. Proprio Gentile ha firmato, insieme a Gisonni, un protocollo d’intesa che consentirà alle due strutture commissariali di collaborare per integrare e mettere a sistema risorse e competenze. I due progetti dovranno marciare insieme, in maniera coordinata. La messa in sicurezza dell’autostrada prevede l’adeguamento sismico di viadotti e gallerie e tra i tunnel sui quali si dovrà intervenire ci sono anche le due canne del traforo. L’accordo, ha spiegato Gisonni, «consentirà di ottimizzare sia i tempi che le risorse. Lavoreremo a stretto contatto perché determinate operazioni siano fatte una sola volta, in modo da non dover scavare e richiudere più volte e anche da minimizzare anche i disagi per i cittadini, che inevitabilmente ci saranno».
TEMPI E COSTI. Gisonni non si è voluto sbilanciare né sulla durata dell’intervento né sui costi. Il commissario ha però sottolineato come siano da considerarsi ormai superati i due studi di fattibilità fatti finora, quello della Regione, che aveva calcolato lavori per 120 milioni, e quello congiunto presentato da Ersi (Ente regionale servizio idrico), Strada dei Parchi e Istituto nazionale di fisica nucleare, che aveva stimato invece un quadro economico da oltre 170 milioni. Entrambi hanno un vizio di fondo: essere stati concepiti prima che si procedesse a ispezionare i tubi e le condotte che corrono sotto le gallerie e che riforniscono sia l’acquedotto aquilano che quello teramano. «Senza un progetto degno di questo nome, fare previsioni su costi e durata dei cantieri è come fare una giocata a dadi», ha detto Gisonni.
ISPEZIONI. In un anno e mezzo, la struttura commissariale ha operato una ricognizione delle canalizzazioni sotterranee, tombate 40 anni fa, subito dopo la fine dei lavori di costruzione del traforo, e mai più ispezionate. Attraverso sonde montate su robot comandati da remoto, i tecnici sono riusciti a mappare la rete di cunicoli, pozzetti, tubi e condotte che passano sotto le due gallerie e a riprodurla digitalmente su computer, in modo da avere dei modelli che saranno usati non solo per progettare gli interventi di messa in sicurezza, ma anche per gestire l’infrastruttura una volta conclusi i lavori. La fase delle ispezioni, ha assicurato Gisonni, è terminata. Da qui a dicembre, pertanto, non dovrebbero esserci altre chiusure notturne del traforo.
CRITICITÀ. Gisonni ha spiegato che, per comprimere i tempi di realizzazione del progetto, dovranno giocoforza essere introdotte delle deroghe rispetto alla normativa vigente in materia di opere pubbliche: «In una situazione di emergenza come questa, è impensabile applicare pedissequamente le leggi sugli appalti e sulla tutela ambientale». INTERESSE NAZIONALE. Anche per questo, ha osservato il commissario, la cui struttura è stata prorogata fino alla fine del 2023, è necessario che l’intervento sull’acquifero del Gran Sasso venga inserito nel novero delle opere di interesse nazionale: «Parliamo di un’infrastruttura dichiarata dallo Stato di interesse strategico per finalità di protezione civile e di un intervento che non ha precedenti. Nel mondo non ci sono operazioni nemmeno vagamente assimilabili a questa».
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