Gran Sasso “conteso”, altri 4 mesi per decidere

Il Consiglio di Stato vuole approfondire: da 30 anni sono contrapposti gli usi civici di Assergi e il Comune
L’AQUILA. Non si è conclusa nemmeno davanti ai giudici del Consiglio di Stato la vicenda trentennale che vede contrapposti il Comune dell’Aquila e l’amministrazione separata per l’uso civico (Asa) di Assergi sulla “proprietà” dei terreni sul Gran Sasso sui quali sono stati realizzati nel tempo la funivia e gli altri impianti per lo sci. Semplificando: sin dal 1993 gli Usi civici di Assergi rivendicano la titolarità di quei terreni e, in varie sedi giudiziarie, hanno chiesto i soldi che il Comune non ha mai pagato all’Asa relativamente a «canoni, indennizzi e somme dovute a titolo di occupazione illegittima e di utilizzazione di parte del demanio civico di Assergi».
Il Consiglio di Stato su ricorso dell’Asa era chiamato a mettere la parola fine al contenzioso ma l’ordinanza pubblicata pochi giorni fa in realtà rinvia tutto di 4 mesi e chiede, sia al Comune che agli Usi civici, una serie di documenti senza i quali, scrivono i giudici, non è possibile decidere a favore dell’una o dell’altra delle parti.
«L’amministrazione separata di Assergi lamenta» si legge nell’ordinanza del Consiglio di Stato «che il Comune dell’Aquila avrebbe usurpato gran parte del demanio civico della predetta frazione e che parte di questa usurpazione riguarderebbe i terreni su cui insistono gli impianti sportivi-ricettivi (funivia, alberghi e altro) del Gran Sasso. Il Comune dell’Aquila, inoltre, avrebbe concesso a terzi (i gestori dei servizi) di utilizzare porzioni del demanio usurpato, percependo i relativi canoni senza riversarli all’Asa. Dopo un pregresso contenzioso e nel perdurare della situazione di occupazione (in tesi) abusiva da parte del Comune, l’Asa ha presentato istanze e diffide al Comune stesso volte a ottenere la reintegrazione di terreni che farebbero parte del demanio civico dell’Amministrazione separata, nonché il pagamento degli indennizzi dovuti per l’occupazione dei terreni e il riversamento dei canoni percepiti per occupazioni del demanio civico. Essendo il Comune rimasto inerte, l’Asa promuoveva ricorso al Tar che nel 2004 dichiarava l’obbligo del Comune di provvedere sulle suddette istanze. Stante poi perdurante inerzia del Comune formulava istanza di nomina di un Commissario ad acta e tale istanza veniva accolta nel 2005. Il provvedimento adottato dal commissario disponeva sì la reintegra dei terreni ma non decideva sulla restituzione dei canoni percepiti dal Comune».
Da qui altri ricorsi al Tar fino ad approdare al Consiglio di Stato. I giudici dell’Alta Corte nel rinviare la decisione affermano che non è ancora risolta una «questione a monte», mancherebbe cioè «l’accertamento della reale natura dei terreni contesi” se siano quindi del Comune o dell’Asa di Assergi «perché non è ancora intervenuta alcuna sentenza del Commissario per gli Usi Civici d’Abruzzo». Prossima udienza il 23 aprile 2024.

