Gran Sasso, processo al Parco Ma sui divieti si cerca il dialogo

15 Febbraio 2020

Tanti i problemi sul tappeto nella seduta straordinaria sul tema dello sviluppo del bacino sciistico La Lega vuole che vengano rivisti i vincoli di alcune aree tutelate che impedirebbero infrastrutture

L’AQUILA. È partito come fosse un processo al Parco nazionale Gran Sasso-Monti della Laga, reo di imporre vincoli senza pensare allo sviluppo e all’occupazione. È finito con un “non doversi procedere” nel senso che per ora tutti o quasi hanno convenuto che la strada del dialogo è preferibile a quello dello scontro all’arma bianca. Il consiglio comunale sul futuro della montagna aquilana e sul Gran Sasso in particolare (che ieri è andato avanti per oltre 4 ore) ha in sostanza indicato due strade: quella più “barricadera” della Lega che attraverso il vicepresidente della giunta regionale Emanuele Imprudente ha annunciato di aver avviato (anche con motivazioni tecniche tipo la mancanza all’epoca di preliminari consultazioni con le popolazioni locali) un’interlocuzione col ministero dell’Ambiente per convincere l’Ue a rivedere i vincoli relativi ai Sic (siti di interesse comunitario) e alle Zps (zone di protezione speciale) che sul Gran Sasso renderebbero impossibile la realizzazione di nuove infrastrutture; e quella più dialogante di Forza Italia (il consigliere Giorgio De Matteis è stato – supportato dal presidente Roberto Tinari – il vero regista della seduta) e per certi versi anche di Fratelli d’Italia tanto che il sindaco Pierluigi Biondi alla fine ha cercato di mettere da parte i toni duri e ha insistito molto sul fatto che vanno completati i lavori già previsti (fra cui la ristrutturazione dell’albergo di Campo Imperatore) per i quali ci sono circa 13 milioni (stanziati dal Cipe) anche se ne servono almeno altri nove sui quali si attende che la Struttura di missione (quella che decide il destino della ricostruzione aquilana) batta un colpo. Altro tema caldo è stato il “famoso” Regolamento del Parco che, elaborato nell’autunno 2019, imporrebbe una serie di “divieti” che renderebbero impossibile la fruizione della montagna. In realtà è venuto fuori che quel regolamento era una semplice bozza (della serie una tempesta in un bicchiere d'acqua) che adesso andrà ridiscussa in un “tavolo di confronto” per snellirlo e renderlo più “digeribile”. Ma naturalmente si è parlato anche di altro e, per i non addetti ai lavori, fa impressione la mole di norme che si intrecciano e a volte si scontrano. C’è il Piano del Parco (approvato dopo più di venti anni dai Comuni e dalle regioni interessate e cioè Abruzzo, Lazio e Marche) dentro il quale c’è il Piano d’area che è una sorta di Piano regolatore relativo a una specifica fetta territoriale; e poi il Progetto speciale Scindarella-Montecristo che è di competenza regionale (anche se il Parco può dire la sua nel momento del rilascio dei nulla osta), il Piano di sviluppo economico e sociale del quale si sta occupando la Comunità del Parco, organo politico e di indirizzo. E naturalmente i già citati Sic, Zps, ulteriori piani di gestione non ben identificati. Il presidente del Parco, Tommaso Navarra, consapevole di essere l’imputato numero uno, ha prima snocciolato con una certa enfasi i successi della sua gestione (in primis l’approvazione del Piano del Parco) e poi ha concluso con toni cauti – aprendo a possibili modifiche alla bozza del Regolamento – pur ribadendo un concetto chiave: nessun passo indietro sulla tutela, due passi avanti sulla promozione delle bellezze ambientali del Gran Sasso. Insomma da buon avvocato ha saputo barcamenarsi e ha poi ascoltato in silenzio (salvo un paio di brevi interlocuzioni) gli altri interventi. E di parole ne sono state spese tante. Chi sul Gran Sasso ci lavora (o ci vorrebbe lavorare) è stato molto duro: per esempio Fausto Tatone di Save Gran Sasso, Gianluca Museo per i maestri di sci, il consigliere comunale Elia Serpetti che si è fatto portavoce delle amministrazioni di uso civico, Ada Fiordigigli per gli albergatori. Quest’ultima ha posto la domanda delle cento pistole: «C’è qualcuno fra voi amministratori che può dirmi se entro la fine del 2020 Campo Imperatore avrà o meno l’impianto di innevamento artificiale?». Le ha risposto il sindaco: «Se iniziamo domani la procedura, forse fra 4 o 5 anni potremo avviare i lavori». Come dire: aspetta e spera.
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