Gran Sasso, riparte la battaglia contro i vincoli ambientali

18 Luglio 2021

Comitato e associazione fanno appello a Comune e Regione per ridurre i divieti nell’area protetta del Parco nazionale

L’AQUILA. Lo stop del Tar ai nuovi impianti da sci della Magnola a Ovindoli, su ricorso delle associazioni ambientaliste, ha riacceso il dibattito anche sul futuro del Gran Sasso, dove ci sono progetti di rilancio fermi da anni. Il comitato SaveGranSasso e l’associazione Progetto Montagna tornano a chiedere a Comune e Regione una rivisitazione degli attuali vincoli ambientali, ricordando la petizione popolare e le circa 12mila firme a favore, e il presidente del consiglio comunale Roberto Tinari si dice disponibile a portare avanti la richiesta. Sulla vicenda interviene anche l’amministratore unico del Centro Turistico Dino Pignatelli: «Sviluppo e tutela possono coesistere, come accade in altri luoghi».
L’APPELLO. A rivolgersi al presidente del consiglio comunale Tinari è il portavoce di SaveGranSasso Luigi Faccia: «Ormai gli esempi da noi messi in evidenza in più di 10 anni sono migliaia. Contro i vincoli della Rete Natura 2000 e contro questo Parco lontano anni luce dai bisogni delle popolazioni locali, c’è poco da fare. Hai toccato con mano che anche il consiglio comunale aperto, da te organizzato, non è servito a nulla contro questo stato dei fatti. L’unica speranza rimasta è portare avanti la volontà di 12.000 firme che chiedono un cambiamento e un riassetto dei vincoli ambientali ora esistenti. Ti prego di usare la carica istituzionale che rivesti», sottolinea Faccia rivolto a Tinari, «per dare voce alla petizione e costituire una squadra di autorità comunali e regionali per risolvere questo gravissimo problema. Noi siamo a disposizione. Chiediamo solo di mettere fine alle chiacchiere e alle promesse, passando ad azioni concrete. Crediamo che, seduti allo stesso tavolo, il sindaco, il presidente del consiglio comunale e gli assessori regionali della nostra città, la soluzione, tutti insieme, si troverebbe».
LA RISPOSTA. Tinari ricorda il recente stop dato dal Parco a una manifestazione con cani da ferma che avrebbe portato «alberghi e ristoranti pieni per minimo 10 giorni e promozione del territorio a livello europeo» e in merito alla ridefinizione dei confini delle aree protette risponde a Faccia: «Sono sempre a disposizione», invitandolo domani al consiglio comunale.
PIGNATELLI. «Gli impianti in inverno con la neve non disturbano», dice l’amministratore unico del Ctgs, «visto che la natura è in letargo, mentre in estate aiutano anche i non professionisti ad ammirare il paesaggio montano col minimo danno ambientale (ammesso che ce ne sia). Se poi la montagna si vuole assegnare solo a chi è fisicamente ed economicamente in grado di affrontarla, allora mettiamoci dei segnali idonei indicandola come area di protezione, ma non della natura, bensì di qualche confraternita di escursionisti attrezzati di tutto punto e a cui è consentito il privilegio esclusivo di godere delle bellezze e dei panorami indiscutibili che la montagna sa offrire. L’economia turistica che può dare sostentamento a chi vive in montagna è cosa ben diversa dalla presunta esclusività, camuffata da preservazione della natura, che vogliono farci credere gli improbabili salvatori dell’ambiente».