Gran Sasso Rugby: siamo antipatici

30 Dicembre 2017

Il ds Anibaldi: non capiamo il clima ostile che si è creato intorno a noi, soprattutto dall’Aquila Rc

L’AQUILA. Lo scontro, prima o poi, era inevitabile. A individuare chi ha acceso la miccia ci pensa il direttore sportivo della Gran Sasso Rugby, Pierfrancesco Anibaldi, rappresentante di uno dei miracoli sportivi degli ultimi anni: una piccola società di un piccolissimo paese, Villa Sant’Angelo, che milita nella Serie A di rugby, senza debiti, ma ora in affanno.
La Gran Sasso non è riuscita a qualificarsi tra le prime tre, posizioni, che avrebbe consentito al club della presidente Loredana Micheli, allenato da Umberto Lorenzetti, di disputare la fase finale nazionale per l’accesso ai play off per il salto in Eccellenza. I problemi sono diversi: dalla mancanza di sponsor – che si sono tirati indietro dopo anni di collaborazione – alla partenza di giocatori importanti, per questioni di lavoro o di studio. Ma nell’aria qualcosa è cambiato e la Gran Sasso non viene più vista con quella simpatia di qualche anno fa.
E Anibaldi punta il dito contro i cugini aquilani. E senza usare scorciatoie o mezzi termini: «Siamo alla fine di un anno controverso, per tutto il rugby aquilano; il completamento degli impianti sportivi di Villa Sant’Angelo segna un traguardo importante per la Gran Sasso e per l’amministrazione di Villa Sant’Angelo. La nostra società vive un momento di complesso rinnovamento, il progetto comune avviato con il Rugby Sambuceto mai come oggi mostra i suoi frutti e i giocatori della costa rappresentano insieme a quelli aquilani l’ossatura della squadra che scende in campo ogni domenica, chiamata a gettare le basi per garantire il futuro dei colori grigiorossi. È doveroso porre l’accento sui quanto sia difficoltoso per i nostri ragazzi onorare gli impegni presi con la società, gli atleti provenienti da Sambuceto si allenano sul campo di Villa Sant’Angelo e due ore di viaggio tra andata e ritorno sono davvero un grande carico mentre per i ragazzi aquilani dopo una dura giornata di lavoro l’impegno è altrettanto gravoso. E a temperature anche sottozero», spiega il ds. «Tuttavia sono una squadra e la domenica scendono in campo compatti nonostante le mille difficoltà, mostrando la faccia bella e pulita del rugby. Ringraziamo le persone che dall’Aquila vengono a sostenerci, ben interpretando il nostro sentimento verso lo sport cittadino. Ma c’è chi ci guarda con ostilità: a loro vorremmo chiedere cosa sia cambiato rispetto a qualche anno fa, quando eravamo una delle società più simpatiche d’Italia, ricevevamo riconoscimenti da ogni parte e la città ci sorrideva come si fa con i simpatici cugini di campagna; al Fattori furono in 2.500 a fare il tifo per noi nella finale promozione. Da quando ci siamo avvicinati all’Aquila, o meglio L’Aquila Rugby è retrocessa al nostro livello, in pochi ci guardano con l’apprezzamento di quei giorni. Eppure noi non siamo cambiati», sostiene Anibaldi, «e questo ci amareggia fortemente. Ci ha fatto male vedere, in occasione del derby cittadino, bambini entrare in campo accompagnando soltanto una delle sue squadre (L’Aquila Rc, ndr), una scena mai vista in trentuno anni sui campi: mi ha fatto male, ci ha fatto male. Si resiste a tutto, ma a queste cose no».
©RIPRODUZIONE RISERVATA