Gran Sasso, scontro sui nuovi vincoli

Accuse alla Regione: così uccide il nostro sviluppo La replica: delibera un atto dovuto, nessun danno
L’AQUILA. Nei sondaggi commissionati dal 2002 in poi, alla domanda su cosa dovessero puntare L’Aquila e il suo comprensorio per il rilancio economico, la risposta più gettonata è sempre stata: il turismo. Ma tanti hanno anche risposto, senza esitazioni: il Gran Sasso. Da decenni il futuro della montagna aquilana è al centro di progetti, fondi, interventi. E di tante polemiche. L’ultima, in ordine di tempo, è quella lanciata dal capogruppo consiliare di Forza Italia, Guido Quintino Liris, che ha accusato il governatore Luciano D’Alfonso di «aver ucciso L’Aquila» firmando il 27 dicembre la delibera di giunta regionale 877 del 2016, che pone nuovi vincoli nel territorio del Parco Gran Sasso Laga e, secondo Liris, affossa qualsiasi possibilità di turismo. «Non incombe nessuna catastrofe» la replica che arriva dalla Regione. Mentre l’associazione “Progettiamo la montagna” e il comitato #SaveGranSasso, che hanno raccolto oltre 11mila firme contro i paletti ambientalisti, rilancia: «Avevamo ragione noi».
LE ACCUSE. «Con la delibera di Natale», ha affermato Liris, «viene posta la parola fine allo sviluppo del comprensorio sciistico di Campo Imperatore, ai sogni del Piano d’area, ai nuovi impianti di risalita, alla possibilità di realizzare l’innevamento artificiale». In sintesi, il provvedimento della giunta regionale converte i Sic, i Siti di interesse comunitario, e le Zps, le Zone a protezione speciale, in Zsc, Zone speciali di conservazione.
LA REPLICA. «Sappiamo che il futuro del Gran Sasso, tra tutela ambientale e sviluppo turistico sostenibile, è un tema strategico e delicato. E la Regione su questo tema è intervenuta ponendo fine a una grave inadempienza consumata negli anni passati». Lo sostengono gli assessori Donato Di Matteo e Dino Pepe: «Il colpevole ritardo accumulato dalle precedenti amministrazioni regionali ha esposto la Regione Abruzzo a una procedura di infrazione comunitaria che si trascina da 9 anni e che ci costerà molto salata. La delibera di giunta è un obbligo a cui la Regione Abruzzo era tenuta da quasi un decennio, perché il decreto legislativo 152/2006 imponeva a tutte le regioni di convertire i Sic in Zsc, per una omologazione a livello europeo. Proprio questo dato testimonia che di fatto Sic e Zsc sono la stessa cosa: sono aree con l’identica perimetrazione e sottoposte alle stesse norme. Nulla cambia nella sostanza, e non c’è dunque alcuna catastrofe che incombe. Al contrario, l’unico modo per porre fine alle norme di salvaguardia finora vigenti, che in maniera indiscriminata hanno applicato ovunque nel Parco i vincoli più estremi, è quello che la Regione ha finalmente avviato: approvare il Piano del Parco che riconosce i Progetti speciali territoriali e consentire di diversificare i vincoli, promuovendo uno sviluppo sostenibile». Un percorso che porterà a una legge regionale, in sinergia con Parco e Università.
LE FIRME. «Le Zsc», dice il comitato #SaveGranSasso, «sono state da noi ampiamente trattate 15 mesi or sono. Sappiamo che giuridicamente niente è cambiato, ma i numerosi divieti citati nella delibera della Regione Abruzzo hanno risvegliato arditi animi. In questa occasione non è bello dire avevamo ragione, ma almeno viene dimostrata la veridicità dei nostri studi. Purtroppo abbiamo perso un altro anno e mezzo e il treno è quasi passato. L’unica nota positiva di questo ulteriore anno passato, è stata la petizione popolare proposta da Progetto Montagna e da #SaveGranSasso. È stato un grande successo (11.165 firme raccolte) ed è stata l’occasione per informare la cittadinanza sull’argomento».
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