«Gran Sasso, undicimila firme nel cassetto»

L’accusa del comitato per lo sviluppo all’amministrazione di centrodestra: «Rivedere i vincoli europei»
L’AQUILA. «Le 11mila firme raccolte sono ferme in un cassetto da due anni». Mentre viene annunciata la terza edizione del Festival della Partecipazione, che si terrà all’Aquila dall’11 al 14 ottobre, il comitato #SavegranSasso torna a sollecitare al Comune l’avvio delle procedure legate alla petizione popolare con cui, nel 2016, è stata chiesta la revisione dei vincoli ambientali che insistono sulla montagna aquilana, in particolare i Sic, Siti di interesse comunitario, e le Zps, Zone di protezione speciale. L’unica strada, secondo gli attivisti del Gran Sasso, per realizzare, con il potenziamento della stazione sciistica, uno sviluppo sostenibile, in grado di rilanciare il turismo montano e l’economia del territorio.
«Ben venga il Festival della Partecipazione», afferma il portavoce di #SaveGranSasso Luigi Faccia, «ma nel caso della nostra petizione popolare la partecipazione di 11mila cittadini non viene ancora suffragata da atti concreti. Sia la giunta Cialente che l’attuale amministrazione stanno lasciando in un cassetto le firme depositate due anni fa, e con le quali si sollecitava l’iter previsto per legge, secondo quanto stabilito nel regolamento comunale sulla partecipazione». In pratica, dovrebbero essere portate in giunta e quindi in consiglio le istanze contenute nella petizione e poi il Comune dovrebbe intervenire sulla Regione, deputata a sua volta ad agire nei confronti del ministero dell’Ambiente. «Vanno modificate le severe direttive europee», sottolinea Faccia, «perché, come andiamo ribadendo da tempo, anche se dovesse entrare in vigore in Piano del Parco Gran Sasso-Laga, che recepisce il Piano d’area del Gran Sasso, resterebbero i vincoli di Sic e Zps, che impediscono di fatto qualsiasi cambiamento in quelle aree. Un esempio lampante arriva dal comune teramano di Valle Castellana, che ha manifestato la volontà di uscire dall’Abruzzo per essere accorpato alle Marche. Ebbene, tra le cause elencate dal sindaco D’Angelo, c’è anche quella delle direttive Natura 2000, che starebbero compromettendo l’economia della zona, tanto che si parla di rivolta popolare contro i vincoli imposti dal Parco». Faccia torna sulla vicenda del Piano del Parco, atteso da 24 anni e approvato nel 2017 solo dalla Regione Abruzzo, che conta 40 Comuni nell’area protetta. Manca ancora, e chissà se arriverà, la firma di Lazio e Marche: i 4 Comuni, Amatrice e Accumoli per il Lazio, e Arquata del Tronto e Acquasanta Terme per le Marche, sono tra quelli devastati dal sisma 2016.
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