Grimaldi: con le scuole aperte più rischi ma l’aumento dei contagi non è automatico

26 Settembre 2020

«L’aumento dei contatti legato alla riapertura della scuola può favorire la diffusione del contagio, ma non è detto che questo avvenga in automatico». Alessandro Grimaldi, direttore dell’unità...

«L’aumento dei contatti legato alla riapertura della scuola può favorire la diffusione del contagio, ma non è detto che questo avvenga in automatico». Alessandro Grimaldi, direttore dell’unità operativa di Malattie infettive all’ospedale traccia una prospettiva meno drammatica, rispetto a quella indicata dal suo collega di Rianimazione Franco Marinangeli, circa i rischi di recrudescenza della pandemia connessi alla ripresa delle attività didattiche. «È fondamentale il rispetto delle regole», osserva, «quindi fare i tamponi a chi manifesta sintomi di infezione da Covid-19», spiega, «gestire ordinatamente ingressi e uscite dalle strutture scolastiche, evitando assembramenti, usare le mascherine e lavarsi o disinfettarsi spesso le mani, applicare il maggior distanziamento possibile e favorire il ricircolo dell’aria nelle aule, magari durante gli intervalli». Per Grimaldi le misure adottate finora nelle scuole vanno nella direzione giusta. «Il rischio zero non esiste purtroppo», sottolinea il dirigente, «ma molto dipende da noi: proteggersi è il primo atto concreto per vincere l’epidemia». Le regole sono fondamentali, ma ognuno deve fare la propria parte. «Se un bambino ha la febbre va tenuto a casa, in isolamento o trattato con guanti e mascherina», tiene a evidenziare Grimaldi, «ed è opportuno segnalare subito la situazione».
La gestione dei più piccoli riferita alle misure di sicurezza non è facile. «Bisogna educarli e capire loro», osserva il direttore, «che soprattutto negli ambienti chiusi gli assembramenti sono pericolosi». Attenzione va posta anche alla frequentazione di persone a rischio di gravi conseguenze derivanti dal contagio. «Quando si va a trovare i nonni è bene indossare la mascherina», precisa Grimaldi, «e con soggetti che hanno altre patologie, come insufficienza respiratoria, i contatti vanno comunque limitati». (g.d.m.)