Grimaldi: «Il nostro reparto pieno Pazienti quasi tutti senza vaccino»

5 Settembre 2021

Il primario di Malattie infettive fa il punto sui ricoveri e lancia un nuovo invito all’immunizzazione  Nell’area aquilana 210 persone in sorveglianza attiva. In città cinque nuovi casi nelle ultime ore

L’AQUILA. «Sono i non vaccinati a rischiare maggiormente di finire in terapia intensiva». Con il reparto saturo e la variante Delta ormai diventata predominante il Abruzzo, il primario di Malattie Infettive del San Salvatore Alessandro Grimaldi parla di un «virus particolarmente scaltro» e invita a non abbassare la guardia. Intanto, in base al report dell’Asl, nell’area aquilana ci sono 210 persone in sorveglianza attiva, con 5 nuovi casi nelle ultime 24 ore in città, 4 a Prata d’Ansidonia, uno a Poggio Picenze e uno a Castel del Monte.
GRIMALDI. «È la variante Delta ormai a circolare quasi esclusivamente anche in Abruzzo», sottolinea Grimaldi, con l’inconveniente che è molto più contagiosa, e colpisce le persone in giovane età, nella fascia anagrafica dove la vaccinazione ancora non arriva alle soglie della cosiddetta immunità di gregge». Il primario di Malattie Infettive fa il punto della situazione in merito alla pressione ospedaliera: «Il virus è un essere estremamente scaltro, che per sopravvivere si evolve. È già accaduto nel suo passaggio dalla Cina all’Europa, poi c’è stata la cosiddetta variante Inglese, ora la variante Delta, con un’ulteriore modifica selettiva del virus, nella sua struttura esterna. Nel mio reparto», aggiunge Grimaldi, «purtroppo la situazione non è rosea: i ricoveri in area medica sono paragonabili a quelli dell’anno scorso, venerdì avevamo tutti i posti occupati, 24 su 24. Poi siamo riusciti a liberarne 5, ma il tasso di occupazione rimane sempre critico. Quello che deve far riflettere è che la quasi totalità dei ricoverati non è vaccinato e sono loro a rischiare maggiormente di finire in terapia intensiva, nel vicino G8». La differenza fondamentale rispetto allo scenario della seconda ondata, «sono i vaccini», spiega l’infettivologo, «di cui testiamo l’efficacia proprio nel reparto: è vero che anche chi è vaccinato può finire in ospedale, visto che non dobbiamo commettere l’errore di considerare il vaccino come una barriera che mette al riparo dal contagio, ma come una immunoprofilassi attiva, che consente all’organismo di riconoscere l’agente infettivo e contrastarlo. Accade però che i pochi ricoverati vaccinati, hanno generalmente una patologia molto più lieve, rispetto ai non vaccinati, che sono la stragrande maggioranza e che hanno tutti quadri clinici molto più severi e rischiano complicanze polmonari, ovvero di andare in rianimazione».
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