Grisciano, al dolore si aggiunge l’attesa

Nella piccola frazione allestito il campo della Regione Abruzzo
Prima c’è stata la paura, poi il dolore. Ora c’è l’attesa. I sopravvissuti al terremoto del 24 agosto sono in gabbia. Prigionieri del passato e timorosi del futuro. Grisciano è una piccola frazione di Accumoli (Rieti). Circa 150 abitanti in inverno, oltre 400 in estate. È qui che la Protezione civile abruzzese ha piazzato le sue tende. Non sono moltissime. Ospitano dalle 90 alle 100 persone. Grisciano fino all’Unità d’Italia era terra di confine.
Da un lato il regno di Napoli, dall’altro lo Stato Pontificio. Crocevia, un tempo, di scorrerie e di briganti, ma anche culla della pasta all’Amatriciana che qui si chiama la Gricia. Si tratta di una ricetta con strutto, pasta secca, guanciale, pepe e pecorino. Senza pomodoro. Il 18 agosto si è svolta, come ogni anno, la sagra della Gricia l’evento clou dell’estate, giunta alla 26esima edizione che richiama centinaia di romani, quasi tutti con un antenato da queste parti. L’anima di Grisciano è un signore sull’ottantina. Si chiama Luigi Cafini. È un uomo segnato dal dolore. Quindici anni fa aveva visto morire sua moglie Dolores, poco dopo se n’era andato _ a causa di una grave malattia _ l’adorato figlio Carlo. Luigi oggi è il presidente dell’associazione “Amici di Grisciano”. La notte fra il 23 e il 24 agosto era a casa sua, in questo paesino che spunta all’improvviso nella valle dove scorre il Tronto e “borbotta” il Chiarino. Come spesso succede negli eventi catastrofici la linea fra la vita e la morte passa per un gesto casuale. Luigi alle tre e mezzo si era alzato per andare al bagno. Se fosse stato nel suo letto sarebbe stato schiacciato da una grossa pietra caduta da chissà dove. Per uscire è dovuto passare da una finestra. Racconta che nei prossimi giorni avrebbero inaugurato, in alcuni locali ceduti in comodato dalla Curia, la sede degli “Amici di Grisciano”. Avevano speso 6.000 euro. Appena due anni fa era stata restaurata la chiesa di Sant’Agata. «Adesso», dice Luigi quasi con le lacrime agli occhi, «è tutto finito» e in quel «finito» c’è la consapevolezza che per rivedere, totalmente ricostruito, il borgo squarciato dal terremoto, ci vorranno anni. Anche qui “l’orco” ha voluto lasciare la sua scia di lacrime. Una signora di 82 anni, Sofia Romualdi in Rufini non ce l’ha fatta a scappare. Si è salvata la sua badante che ha cercato di fare il possibile, ma ha dovuto arrendersi alla polvere e alle macerie.
Il responsabile del campo di Grisciano gestito dalla Regione Abruzzo è Giampiero Antonetti. Con lui e con decine di volontari c’è Pio Alleva, funzionario regionale e per diversi anni sindaco di Poggio Picenze, Comune a venti chilometri dall’Aquila che nel 2009 pagò un prezzo molto alto in termini di vite umane e danni materiali. Gli operatori del campo Abruzzo hanno passato le ultime 24 ore a rendere – nei limiti del possibile – più confortevoli le tende. Quelle posizionate inizialmente sono state smontate, sul terreno è stata poggiata della ghiaia isolante e su un pezzo di strada è stato messo nuovo asfalto in modo che, in caso di pioggia, l’acqua non invada l’area dove sono ospitati gli sfollati. Sono arrivato a Grisciano con una delegazione di Onna, il paese diventato suo malgrado simbolo del sisma del 2009. L’obiettivo era prendere contatti con quella piccola realtà e capire di cosa c’è bisogno oggi, all’apice dell’emergenza, e dopo, al momento della ricostruzione. Antonetti e Alleva mi dicono che tempo una settimana, dieci giorni al massimo, le tende saranno smantellate. La gran parte degli abitanti sarà ospitata negli alberghi di San Benedetto del Tronto. Ci resteranno alcuni mesi (sette si è detto ieri), il tempo per tirare su le casette, che saranno, guardacaso, “modello Onna” e dove i terremotati alloggeranno fino a quando il borgo non sarà rinato, magari più bello di prima. Oggi una fettuccia rossa delimita l’abitato. Su un terrazzamento all’ingresso ci sono il piccolo negozio di alimentari “Il Botteghino” e il bar “Dei Platani”. Chiusi. Questa è un’altra faccia del terremoto: la cancellazione di centinaia di attività commerciali. «Ad Amatrice è catastrofe assoluta», mi dice il direttore della Confcommercio Abruzzo, Celso Cioni che, sin dal giorno successivo al terremoto, ha attrezzato uno sportello nel paese dove le vittime si contano a centinaia.
«C’è bisogno di tutto», continua Cioni, «in questa prima fase, dove è possibile, cerchiamo di recuperare macchinari e attrezzature, ma stiamo lavorando con Comune e Regione Lazio per realizzare un villaggio commerciale in cui localizzare le attività che prima erano nel centro storico». A Grisciano, però, un bar è rimasto aperto. Ha resistito alla scossa perché è di legno e a un solo piano. Ora, tutt’intorno, la Croce Rossa ha allestito un campo dedicato ai bambini e gli operatori di Save the Children cercano di far ritrovare ai piccoli un minimo di serenità. Con gli amici di Onna (Gianfranco, Tiziana, Claudia, Paolo e Carlo) lasciamo Grisciano dove intanto è cominciato “il rito” del recupero dei beni di prima necessità da parte dei vigili del fuoco (qui presenti – come ovunque – in forze). Facciamo un giro largo, alla sinistra ci appare Pescara del Tronto. Il costone è andato giù tirandosi appresso case e masserizie. Ci dirigiamo verso Amatrice. Per arrivarci bisogna prima tornare a Poggio Cancelli nel Comune di Campotosto (il nuovo ponte Tre Occhi venerdì non era ancora operativo) e poi avventurarsi fra strade ricche di tornanti dove sfrecciano i mezzi di soccorso. La scuola crollata (al centro di roventi polemiche) è proprio a fianco al Parco dei giovani oggi trasformato in un “bivacco” operativo dove si raccolgono vestiti e generi alimentari, dove è allestita una mensa e dove Marco Pezzopane, un volontario di Onna, fa caffè a ciclo continuo. Risalendo per tornare verso Campotosto ci fermiamo nel campo della Regione Trentino Alto Adige. Lì c’è Maurizio Ravelli, uno dei pilastri dell’associazione Nuvola che a Onna costruì la chiesetta provvisoria lasciando tracce di solidarietà concreta anche a Fossa e in altri Comuni del cratere. Ci sono ruspe al lavoro e betoniere in azione. La piastra di cemento è già pronta. Entro 15 giorni nascerà la nuova scuola di Amatrice. Per 200 studenti. È la notizia più bella della giornata. Amatrice vuole ripartire. E lo fa dai suoi ragazzi. Nel nome di tutti quelli che non ci sono più.
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