Guerre per la Contea tra brigantaggio e fucilazioni sommarie

La Valle Roveto attraversata da tragedie e repressioni E quei ragazzi partiti per la Grande guerra e mai tornati
CIVITELLA ROVETO. La Valle Roveto faceva parte della contea di Albe, che dipendeva dal Regno di Napoli. A contendersela per tutto il XV secolo furono le due famiglie principesche romane degli Orsini e del Colonna. A spuntarla, nel 1504, furono i Colonna.
Ma dovettero fare a meno di una delle due baronie della Valle Roveto: quella di Balsorano, concessa da Ferdinando I d'Aragona, dopo il matrimonio della nipote con Antonio Piccolomini, ai Conti di Celano.
L'altra baronia era quella di Civitella Roveto, che comprendeva, oltre a Civitella, Rendinara, Civita d'Antino, Morino, Meta, Canistro e Pescocanale. Per tre secoli, fino al 1806, i Colonna, ai quali venne concesso anche il Ducato di Tagliacozzo, furono i signori incontrastati della Valle del Liri Per le popolazioni furono tre secoli di tribolazioni e di sofferenze. All'asfissiante regime fiscale imposto dai baroni e alle scarse risorse del suolo, si aggiungeva il flagello di carestie, pestilenze, calamità naturali.
«La più funesta delle calamità», scrive Muzio Febonio nelle Historiae Marsorum (1678), «fu quella del 1656, che decimò la popolazione. A Canistro se ne salvò solo un quinto».
Con l'abolizione del feudalesimo, Civitella divenne sede di Circondario, che comprendeva l'intera Valle del Liri, da Castellafiume a Balsorano. Proclamata l'Unità d'Italia, nel 1861, il territorio fu incluso nel Circondario di Avezzano. Nei 10 anni successivi, nella Valle del Liri, come in tutto il Mezzogiorno, imperversò il brigantaggio. Dal nuovo governo, la popolazione, costituita in maggioranza da contadini e da pastori, si aspettava misure che ne migliorassero le condizioni di vita.
Le risposte del governo, invece, furono l'imposizione di nuove tasse, l'istituzione del servizio militare obbligatorio e la pena di morte per chi occupava le terre. Provvedimenti che generarono una profonda ostilità verso il nuovo governo, spingendo contadini, pastori, braccianti, renitenti alla leva a unirsi agli sbandati del disciolto esercito borbonico e a organizzarsi in bande dedite a saccheggi, rapine, sequestri di persona.
Il brigantaggio venne alimentato dal re di Napoli, Francesco II, che, cacciato da Garibaldi, sperava di ritornare sul trono. Anche la posizione geografica della Valle giocava a favore del brigantaggio. Confinando il territorio con lo Stato pontificio, i briganti vi potevano trovare agevolmente rifugio e sfuggire alla cattura. Il governo, invece di adottare provvedimenti che rimuovessero le cause del brigantaggio, che erano prettamente sociali, approvò una legge, proposta dell'aquilano Giuseppe Pica, con cui venivano autorizzate le fucilazioni sommarie. Il brigantaggio fu represso nel sangue, ma i problemi che l'avevano originato rimasero insoluti. E negli anni successivi tanti, per sfuggire alla miseria, dovettero emigrare: negli Stati Uniti, in Sudamerica, in Australia.
Speravano in una vita migliore, ma talvolta ve la lasciavano. Come accade il 6 dicembre 1907, a Monongah, nella Virginia Occidentale (Usa). Un'esplosione in una miniera di carbone inghiottì - come oggi fa il mar Mediterraneo con i disperati del Terzo mondo, in fuga dalla fame e dalla guerra - 171 italiani. Trenta delle vittime erano di Civitella Roveto, Civita d'Antino e Canistro, Il terremoto, che il 13 gennaio 1915 sconvolse la Marsica, non risparmiò neppure la Valle del Liri. I morti furono 500.
Quattro mesi dopo scoppiò la Prima Guerra mondiale. I giovani in età compresa tra i 18 e i 40 anni, risparmiati dal sisma, furono chiamati alle armi. Il buon senso avrebbe voluto che venissero esonerati dal servizio militare per aiutare i sopravvissuti nell'opera di ricostruzione. Di quei ragazzi, 397 non vi fecero più ritorno.
Dopo l'8 settembre '43, la Valle fu teatro di bombardamenti a tappeto da parte delle truppe anglo-americane, nel tentativo di interrompere le vie di comunicazione e ritardare i rifornimenti alle truppe tedesche attestate sulla linea Gustav. Durante la ritirata, nel giugno '44, i nazisti fecero saltare i ponti della ferrovia, inaugurata nel 1902, e della Statale 82, nel tentativo di ostacolare l'avanzata degli Alleati.
Trucidarono anche 33 cittadini inermi di Capistrello, accusati di proteggere i partigiani. Strage per la quale la cittadina è stata insignita da Azeglio Ciampi, nel 2005, della medaglia d'oro al valor civile. Con la stessa accusa furono fucilati anche Giuseppe Testa di Morrea e i fratelli Mario e Bruno Durante di Meta.
Nel dopoguerra le attività agro-forestali, base prevalente dell'economia locale, sono state in parte sostituite dalle attività del terziario e dell'industria, con un forte fenomeno migratorio, che più di recente si è trasformato in un pendolarismo di media e lunga distanza. Ci si alza la mattina presto per essere alle 8 sul posto di lavoro e si ritorna a casa la sera tardi. Oppure si parte il lunedì e si ritorna il sabato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

