Guidava ubriaco, patteggia per la morte di padre e figlio

Il 48enne travolse con il suo Suv un’auto che viaggiava sulla corsia opposta L’incidente avvenne a Pettorano sul Gizio. All’imputato inflitti 4 anni e 7 mesi
SULMONA. Si era messo alla guida del Suv dopo aver bevuto in un bar e tornando a casa aveva invaso l’altra corsia andando a scontrarsi frontalmente con una vettura proveniente dalla direzione opposta. In quell’incidente lui rimase ferito riportando alcune fratture mentre le altre due persone, padre e figlio morirono sul colpo. Ieri, Stefano Casasanta, 48enne originario di Pettorano sul Gizio, davanti al giudice ha patteggiato la pena di quattro anni e sette mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. Il risarcimento dei danni sarà invece quantificato in separata sede. L’accusa che il pubblico ministero ha contestato a Casasanta, difeso nel procedimento giudiziario dall’avvocato Alessandro Margiotta, è di duplice omicidio stradale aggravato. Dalle risultanze dell’inchiesta è emerso che «la causa esclusiva della determinazione dell’evento va ricercata nell’invasione di corsia da parte del guidatore del veicolo Jeep Cherokee, probabilmente provocata da una condotta di guida sbagliata, con velocità eccessiva compresa tra 100 e 110 chilometri orari, in un tratto di strada con limite di 70, e alterazione dello stato psicofisico del conducente», è scritto nella relazione del perito Matteo Nicci. Dalle indagini preliminari è emerso anche che il 48 enne guidava con un tasso alcolemico quasi 5 volte superiore al consentito.
Era il 7 dicembre 2019 quando Casasanta si mise alla guida del suo Suv in stato di ebrezza. «Mi ero fermato al bar, per bere un bicchiere», si è sempre difeso Casasanta sostenendo di essersi rimesso in auto per tornare a casa, dopo essere stato in compagnia di amici al bar che dista poche centinaia di metri dal luogo dell’incidente. Un animale, all’improvviso (questo il suo racconto), gli avrebbe tagliato la strada facendogli perdere il controllo del veicolo. Proprio in quel momento stava sopraggiungendo l'auto condotta da Antonio Sciullo, operaio della Magneti Marelli di 57 anni, sposato e con due figli. Accanto a lui il padre Francesco. I due, entrambi originari di Pescocostanzo, stavano tornando a Sulmona dove abitavano. L’impatto è stato tremendo con Casasanta che rimase ferito riportando la frattura del femore e di un braccio. Per padre e figlio non ci fu nulla da fare: morirono sul colpo. «L’ennesimo incidente provocato da chi, in totale spregio delle regole, ha purtroppo causato la morte di due innocenti», affermano Gianni Di Marcoberardino e Mario Ricci che hanno curato la parte civile. «I familiari delle vittime hanno avuto sempre forte e piena e fiducia nella giustizia. La speranza è che altre famiglie non debbano mai vivere la loro stessa tragedia».
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