«Hanno battezzato il mio bambino senza avvisarmi»

5 Dicembre 2017

Un giovane padre scrive una lettera di protesta alla Curia Il parroco: «Avevo il suo consenso». Lui: «Mai saputo nulla»

L’AQUILA. Il figlio viene battezzato senza che il padre, il quale vive separato dalla mamma del piccolo(a lei assegnato in affidamento condiviso dal tribunale), ne sappia nulla o abbia espresso il consenso.
Un caso assai raro che rischia di diventare un piccolo giallo, con risvolti imprevedibili. Il padre del piccolo, un giovane commerciante aquilano, è venuto a sapere di recente, con massimo stupore, che il figlioletto era stato battezzato, ormai da diversi mesi, nella parrocchia di Santa Maria Mediatrice a Valle Pretara.
«Non avevo nulla in contrario al battesimo», racconta il padre, «ma mi sembrava normale che venissi avvertito per tempo dal parroco o da chi per lui. Invece nulla».
Ma non avendo avuto spiegazioni chiare il giovane commerciante ha scritto una lettera in Curia, in particolare all’arcidiacono, Sergio Maggioni, lamentandosi per la sua esclusione in un’occasione tanto importante.
Nella missiva viene fatta una sintesi della vicenda e, in particolare, si precisa che i rapporti con il parroco sono stati sempre buoni. Per questo il giovane commerciante (del quale non possiamo fornire le generalità per la privacy prevista dalla legge a tutela del minorenne) non sa spiegarsi per quale motivo sia stata celebrata la funzione a sua insaputa facendo un torto a lui stesso e al bambino.
Si rammarica anche del fatto che il parroco avrebbe potuto tentare una sorta di mediazione tra le parti.
La nota inviata a monsignor Maggioni, nella quale si chiedeva comunque qualche provvedimento o, almeno, una presa d’atto, è rimasta lettera morta.
E, sua intenzione, sarebbe quella di portare il caso, non avendo avuto risposte di alcun genere, anche all’attenzione dello stesso arcivescovo Giuseppe Petrocchi.
«Battezzare un bambino», spiega il parroco don Martino Roberto Gajda, «è un fatto positivo di cui tutti devono essere contenti. Quanto all’assenza del padre alla cerimonia posso soltanto dire che mi avevano fornito le carte con la firma autografa di questi per il consenso. Le ho anche riguardate e confermo quanto detto. Se poi, giusto per fare un’ipotesi astratta, sono entrato in possesso di un atto con una firma di altri non potevo certamente accorgermene. Ci sarebbe voluto un perito calligrafo».
Il reverendo, infine, aggiunge che il bimbo è seguito amorevolmente dai familiari e viene portato assiduamente a messa nell’ambito della frequentazione della parrocchia.
Il giallo è da svelare. Infatti il padre del piccolo è certo di non aver firmato alcun documento per cui, a maggior ragione, vuole capire quale siano state le dinamiche che hanno portato alla sua esclusione.
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