«Ho il tumore, ma l’ecografia è tra 9 mesi»

23 Novembre 2017

Il racconto di un 78enne aquilano: «Mi hanno detto che per ora non c’è posto». La Asl si riserva di valutare il caso

L’AQUILA. È in cura per un tumore ai linfonodi da circa cinque mesi, da quando, cioè, una mattina si è svegliato e ha sentito un bozzo tra la mandibola e il collo. Subito gli accertamenti e poi la chemioterapia, 20 sedute, distribuite in quattro mesi.
Ora deve fare un controllo, un’ecografia ai linfonodi e all’addome, per vedere se le cellule malate sono aumentate oppure se la situazione si è stabilizzata. «E alla Asl dell’Aquila – diretta dal manager Rinaldo Tordera – mi hanno dato appuntamento tra 9 mesi, lunedì 13 agosto, praticamente alla vigilia di Ferragosto». È il travaglio che sta attraversando un 78enne aquilano V.B., accompagnato dalla moglie, da quando ha scoperto di avere un tumore.
Ma c’è di più: «Quando ho chiesto allo sportello delle prenotazioni se c’era la possibilità di accorciare un po’ i tempi, visto che si tratta di un problema tumorale, mi è stato risposto che potevo andare in una clinica». Pur di accorciare i tempi, l’anziano è andato alla clinica privata a chiedere informazioni. «Mi hanno risposto che l’esame l’avrebbero potuto fare anche all’indomani, ma costava 70 euro, perché la clinica non è convenzionata».
E mentre il signor V.B. racconta il fatto, accade un imprevisto: scoppia in lacrime. «Chiedo scusa», dice sommessamente, «in genere sono un uomo forte, ma di fronte a queste cose mi vengono lacrime di rabbia, perché mi domando: ma in quale Paese viviamo, se dopo decenni di contributi versati, e che continuiamo a versare anche da pensionati, uno si ammala di tumore, subisce venti sedute di chemioterapia e poi deve fare un controllo e ti rimandano a 9 mesi. Magari le cellule malate nel frattempo si espandono. E in genere le ricadute sono micidiali. Mi hanno dato anche l’esenzione, per le cure alla patologia che ho. Però se voglio fare l’esame nei tempi giusti, come prescritto dalla dottoressa che mi ha in cura nel reparto di Ematologia dell’ospedale San Salvatore, devo rivolgermi a una struttura privata. La cosa oltre a non sembrarmi logica, la vedo oltraggiosa», aggiunge il signor V.B., «e penso a tutte quelle persone che non possono permettersi di pagare 70 o più euro per fare un esame diagnostico, perché vivono con una piccola pensione. E 70 euro non è neppure tra i costi maggiori, perché in altri centri si spende anche il 50% di più. È un’ingiustizia sociale ed è vergognoso per la sanità pubblica». Il signor V.B. propone «una corsia preferenziale, da parte della Asl, per chi ha patologie importanti, come quelle tumorali».
Sono stati interpellati i vertici Asl, che si sono riservati di rispondere.
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