«Ho sconfitto il virus e ora torno al lavoro in corsia»

Il racconto di Silvia Casilli, operatrice socio-sanitaria, per 46 giorni in quarantena «È stata dura, ma sono pronta a “rischiare” di nuovo. Voi però restate a casa»
L’AQUILA. È una storia a lieto fine. Una di quelle storie che rafforzano la speranza. È la storia di una giovane operatrice socio-sanitaria (Oss) aquilana, Silvia Casilli: 31 anni e una forza incredibile. La stessa forza che l’ha portata al 46esimo giorno di quarantena, l’ultimo prima di tornare a lavoro con la consapevolezza di aver già vinto la sua personale battaglia e di essere pronta a continuare la guerra contro il virus. «Ho contratto il Covid 19 svolgendo la professione che ho scelto con amore e con passione, conoscendo fin dall’inizio i rischi a cui andavo incontro» racconta Silvia sulla sua pagina Facebook. «Passavano i giorni e cominciavo a stare male. Tutti pensavano fosse ansia, stress». Ma così non era. La notizia è arrivata con una telefonata. «Il tampone era positivo», continua Silvia. «Il ricovero. Le luci blu dell’ambulanza che mi portavano in ospedale, la mia valigia pronta da giorni perché sapevo che qualcosa in me non andava, le flebo da fare, la forma rara del virus da affrontare, la febbre, il mal di pancia, lo stomaco sottosopra che mi faceva contorcere dai dolori, il ritorno a casa per l’isolamento, i tamponi da effettuare per il controllo e quel bastoncino che mi provocava dolore fino al cervello». Anche il secondo tampone di Silvia è risultato positivo. «Con me convivevano ansia e paura, tanta paura. Forse per la prima volta ho avuto paura», dice. «Una paura che mi porta a tornare al mio lavoro più forte di prima. La mia paura accompagnerà il mio coraggio». Silvia da oggi tornerà in corsia. «È stata dura» commenta nel post. «Giorni infiniti, come infiniti sono stati i dolori alle ossa e ai muscoli. Ogni cosa fatta dentro casa mi sembrava pesante, tanto da dovermi fermare per il senso di oppressione e stanchezza. Non ero più io. Facevo fatica ad alzarmi dal letto e a raggiungere la cucina per fare colazione. Che poi quella colazione nel mio stomaco non durava più di 30 secondi. Giornate passate a guardare il vuoto, senza sapere cosa stesse succedendo fuori. A ogni calar del sole scendeva sul mio volto la tristezza. Lunghe notti passate in bianco. Infinite sono state le lacrime nella mia solitudine. Mi sono buttata a terra e mi sono rialzata. Quello che desidero di più al mondo, adesso, è poter abbracciare di nuovo le persone che amo. Desidero l’abbraccio di mio figlio, che spero di non lasciare più per un tempo così lungo. Il virus ha scelto la persona sbagliata perché ho vinto io. Adesso posso dire di avercela fatta e sono pronta, sono pronta a “rischiare” di nuovo, a indossare la mia divisa come se fosse il mio primo giorno di lavoro, sono pronta a riprendere la mia vita tra le mani. Voi restate a casa, io torno in corsia».
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