Hotel e altri operatori della neve: «Senza sci a Natale? Una sciagura»

Secondo i gestori degli impianti di risalita sono a rischio 2mila posti di lavoro stagionali in Alto Sangro Alba, presidente Dmc: «Qui sicurezza sempre garantita, colpevoli ritardi da parte di chi governa»
ROCCARASO. Lo slittamento a gennaio della stagione invernale potrebbe costituire per l’Abruzzo interno un colpo mortale all’economia. Ne sono convinti gli operatori turistici, gli albergatori e i gestori degli impianti di risalita del comprensorio sciistico più importante del Centro Italia. Ma soprattutto il presidente della Dmc Alto Sangro (Destination management company), Ernesto Paola Alba, per il quale la chiusura degli impianti di risalita sarebbe una sciagura per l’intero Abruzzo. «Qualcuno si assuma le proprie responsabilità e faccia chiarezza definitiva», afferma il presidente Alba, «qualora non si aprissero gli impianti, chi ne farebbero duramente le spese sarebbero i circa 2.000 dipendenti stagionali che, su una popolazione di circa 15.000 residenti, costituiscono il vero zoccolo duro dell’economia territoriale. Ci sono chiusure di fabbriche con 200 o 300 dipendenti per le quali sono stati aperti tavoli di concertazione in ministeri, Regioni e Comuni. Che in Alto Sangro rimangano a casa migliaia di persone pare non interessi a nessuno, se non a noi imprenditori».
IMPIANTI SICURI. «Se tutti gli operatori si sono adeguati ai vari protocolli nazionali e regionali, che avrebbero messo in sicurezza le attività, perché oggi devono rimanere chiusi?», si chiede il presidente della Dmc, «vi è di più. I gestori delle stazioni sciistiche hanno messo a punto un protocollo sanitario per l’utilizzo in sicurezza degli impianti e non viene preso in considerazione. Ma non è finita. Come destinazione turistica Dmc Alto Sangro insieme ai sindaci del territorio, sin dallo scorso maggio sta lavorando e ha formulato una serie di protocolli in aggiunta agli esistenti, per rendere il nostro territorio Covid free. E in effetti, nonostante la grande affluenza di turisti nel mese di agosto scorso, pochi sono stati i casi di contagio e subito peraltro risolti. Quindi non si comprende quali siano le motivazioni di tanto rigore».
LA RICHIESTA. Secondo Alba bisognerebbe capire cosa succede realmente nelle aree da cui arrivano i turisti. «Se lì i contagi non calano e quindi le regioni rimangono chiuse, sarebbe più opportuno non aprire e aspettare che la situazione nazionale o, quantomeno quella meridionale, si stabilizzasse per non incorrere in aperture e successive chiusure che di certo andrebbero a peggiorare ulteriormente il quadro economico generale».
L’OPZIONE. Peggio ancora, per gli operatori dell’Alto Sangro, se si aprissero le “frontiere” regionali solo per le feste natalizie e poi si richiudessero. «Questa ipotesi non ci porterebbe beneficio perché durante le festività i turisti sarebbero timorosi di andare in giro, sentite le affermazioni catastrofiche anche di importanti esponenti del governo», incalza Alba, «e a seguire ci sarebbe la beffa di una quasi certa nuova chiusura. Forse sarebbe più intelligente aspettare che i contagi calino sensibilmente ed aprire, anche saltando il periodo festivo, ma con la certezza di non richiudere dopo 15 giorni e garantire a tutti almeno due mesi di lavoro tra gennaio e marzo 2021».
COLPEVOLI RITARDI. Ciò che a oggi manca, secondo gli operatori dell’Alto Sangro, è la decisione sul da farsi da parte degli organi preposti. Si tengono in sospeso le stazioni sciistiche e le stesse devono approntare piste con innevamento artificiale e sicurezze varie senza sapere se aver speso una barca di soldi servirà per garantire l’apertura delle stesse. Stesso discorso vale per le strutture ricettive che non sanno se ricevere prenotazioni oppure disdire le poche che già ci sono. «Il traccheggiare ci danneggia più del Covid e più di una chiusura od apertura», conclude il presidente della Dmc, «tutto ciò non ha senso e crea molti danni. Oppure si ha paura dei danni economici che tali decisioni possono arrecare? Questo è un falso problema: invece di promettere aiuti a volte davvero ridicoli, e peraltro quasi mai recapitati, pensassero a favorire le aziende con corposi mutui decennali con interessi zero». (c.l.)

