I 65 ricercatori dell’Intecs «Noi in lotta per il lavoro»

I dipendenti licenziati: «Abbiamo scritto la storia delle telecomunicazioni a pochi metri da dove si tagliano i nastri. Ma continueremo il nostro presidio»
L’AQUILA. Due tagli del nastro, due nuove aziende che prendono il via. All’interno del Tecnopolo d’Abruzzo, l’ex polo elettronico aquilano, è tempo di inaugurazioni. A distanza di 24 ore l’una dall’altra. Prima l’Accord Phoenix, salutata con soddisfazione dopo un lungo travaglio insediativo, e poi il centro di ricerca Zte, che rappresenta il futuro del 5G made in China. Nessun cenno, nelle due occasioni, per chi invece ha fatto la storia delle telecomunicazioni in Italia, e oggi sfoglia le pagine dei giornali dentro un camper che da 28 giorni staziona davanti a Palazzo Silone, sede della Regione. I 65 ricercatori licenziati dalla Intecs guardano da lontano, ma senza invidia: è un giorno di festa anche per loro, che di quel sito industriale sono stati una fetta importante. Ma c’è amarezza, nel constatare che nemmeno una parola è stata spesa per il laboratorio di ricerca e sviluppo, leader nell’Ict, che ha chiuso i battenti a soli pochi metri dai nuovi insediamenti.
«Siamo al 28° giorno di presidio davanti a Palazzo Silone, sede dalla Regione Abruzzo. Sulla stampa», affermano i ricercatori, «leggiamo commenti entusiastici sulla rinascita del Tecnopolo d’Abruzzo, con l’inaugurazione ufficiale della Accord Phoenix e quella del centro di ricerca di Zte. Premesso che gli ex lavoratori Intecs, licenziati da più di 6 settimane, non possono che esprimere soddisfazione per la rinascita di un plant in cui sono stati protagonisti indiscussi per più di trent’anni», sottolineano i ricercatori. «Esprimiamo il più profondo rammarico nel constatare che, per contro, non si sia ricordato che a soli 100 metri di distanza, nello stesso Tecnopolo, sia stata fatta la storia delle telecomunicazioni italiane da parte di chi, oggi, è costretto in un camper a presidiare e a lottare per tentare di ritrovare presto un’occupazione».
L’ultimo baluardo del polo elettronico aquilano: questo era il laboratorio Intecs, che negli anni ha cambiato tanti nomi, ma sempre conservando un patrimonio di professionalità e alta specializzazione. «Qui sono stati progettati e realizzati», avevano scritto i ricercatori nella loro lettera di commiato alla città, «gli apparati che hanno consentito di poter vedere in tutto il mondo le Olimpiadi australiane e greche, così come la tecnologia che ha consentito di portare la fibra ottica in tutte le abitazioni. E se oggi le reti ottiche 3G funzionano, è anche grazie al nostro lavoro. Questi sono solo alcuni esempi per far capire quanto si sta perdendo, non solo come occupazione, ma come tecnologia. Oggi, nella città del 5G, della smart city e della materia oscura, i posti di lavoro ad alta tecnologia diminuiscono invece di crescere».
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