I cento anni della vecchia signora dei campi

4 Gennaio 2015

Restaurata ed esposta a Piacenza la locomobile Brera 1604 che era stata utilizzata a Poggio di Roio

Cosa è che legava agli inizi del Novecento una zona industriale lombarda con un altopiano abruzzese che tentava a fatica di volgere lo sguardo verso il futuro? Semplice, una locomobile Breda: una macchina agricola a vapore. La storia che stiamo raccontando inizia un secolo fa – proprio al termine dell'epoca giolittiana, nel 1914, poco prima che l'Italia fosse coinvolta nella "Grande Guerra" – a Poggio di Roio, una frazione dell'Aquila. Questa vicenda ha come sfondo la vallata roiana e la sua gente che si affacciava al nuovo secolo incuriosita dalle novità tecnologiche che avrebbero contribuito ad alleviare le fatiche di chi arrancava per mettere insieme il pranzo con la cena! La solidarietà era uno dei capisaldi su cui si fondava la società contadina dell'epoca, e il nome della cooperativa agricola " La Fratellanza" non poteva che richiamare quei concetti che tenevano unita una comunità rurale la quale traeva sostentamento dai prodotti della terra.

Carlo Pellegrini, un residente di Roio, afferma che uno dei soci dell'azienda si chiamava Giovanni Cianfarano, che era coadiuvato nel lavoro da altre famiglie del paese.

La locomobile era alimentata ad "acqua di fonte e carbone in mattonelle" ed era necessaria per mettere in funzione una trebbiatrice per cereali. Pertanto il suo utilizzo era circoscritto al periodo estivo, quando i covoni di grano, con le loro sagome a mo' di capanna, modellavano le aie dei paesi.

Orazio Totani riferisce che di queste macchine a vapore, nell'Aquilano, a quei tempi, ne esistevano altre due: una a Ocre e un'altra a Monticchio. I titolari della cooperativa venivano pagati "a grano", una sorta di baratto mediante il quale il proprietario del fondo lasciava un certo quantitativo di cereale (misurato in tommoli) in cambio del lavoro di trebbiatura. Il prodotto così ricevuto, sotto forma di ricompensa, veniva momentaneamente accantonato in uno spazio attiguo al luogo di lavorazione per poi essere immagazzinato e venduto ai commercianti della zona. Era assai raro, in quel periodo, pagare in moneta. Non dimentichiamo che l'occupazione nel settore secondario e terziario era praticamente inesistente e l'emigrazione divenne la valvola di sfogo di molti abruzzesi che lasciarono la loro terra e con essa abbandonarono definitivamente i problemi legati alla "Questione Meridionale". Nel 1938 la cooperativa la "Fratellanza" cessò la sua attività e alla stessa subentrò una società costituita da Cianfarano Tiberio, Cianfarano Eliodoro (Lietto), Fatigati Benedetto, Fatigati Gaetano, Ciccozzi Ferdinando (Fiorò) e altri componenti. Purtroppo, un incidente mortale colse "Lietto" mentre era alla guida di un trattore (un Landini a testa calda con ruote di ferro).

Al Cianfarano subentrò Giuseppe Paoletti. L'attività della nuova società accompagnò la vita rurale dei roiani ben oltre il dopoguerra. La rimessa in cui venivano riposti i trattori e le trebbie, durante l'inverno, era ubicata in via dell'Aquila, sempre nella medesima frazione. Di questo fabbricato, già compromesso prima del terremoto, non rimane che un rudere. Mentre la vecchia locomobile Breda n. 1604 è tornata a nuova vita nel luglio del 1988 grazie alla passione e all'abilità artigiana di Mario Saccomani ed è entrata di diritto nel suo museo di Morfasso (Piacenza) quale gradita testimonianza dell'ingegno umano posto al servizio della collettività.

*cultore di storia locale