I chip dei cani seppelliti incastrano Code felici

Secondo le analisi alcune carcasse nella fossa comune provenivano dal rifugio Ma la titolare replica: «Gli atti confermano la correttezza del nostro operato»
SULMONA. Si fa più pesante la posizione giudiziaria dell’associazione Code felici che dal 2011 gestisce il canile municipale in località Noce Mattei dove i carabinieri forestali hanno rinvenuto una fossa comune con oltre 30 carcasse di animali. Dalle analisi sulle carcasse di alcuni cani seppelliti di recente che avevano ancora il chip è risultato che la proprietà è della stessa associazione. Un particolare che va in contraddizione con le dichiarazioni della responsabile del canile, Gabriella Tunno, che subito dopo il ritrovamento della fossa comune, aveva escluso ogni responsabilità da parte della sua associazione. «La mia assistita riferisce di aver fatto richiesta di tutte le fatturazioni emesse dalla ditta incaricata del ritiro degli animali deceduti, per fare un riscontro, poiché l'associazione non ha mai sepolto cani se non una volta quando a causa di una epidemia di cimurro che colpì molti animali fu autorizzata a farlo nelle forme di legge», spiega il legale della Tunno, l’avvocato Vittorio Masci. «Potendo avere autorizzazioni o servirsi di una società esterna autorizzata al ritiro degli animali morti non aveva senso seppellirne. Stiamo indagando anche per l'anomala presenza di altri cani o di altri animali». I controlli dei carabinieri forestali coadiuvati dal personale Asl, sono partito a seguito di un esposto che sarebbe stato consegnato ai carabinieri da un ex dipendente del canile. «Le carcasse vengono prima messe in cella frigorifera e poi consegnate ad appositi istituti per la cremazione ribadisce la responsabile della gestione del canile comunale, la nostra associazione è estranea a qualsivoglia coinvolgimento in merito all'accertamento in corso, a cui daremo seguito legalmente nelle opportune sedi e pubblicamente con nomi e cognomi delle persone coinvolte a vario titolo che, ancora una volta, tentano in tutti i modi di screditare il nostro operato». Da mercoledì l’area del ritrovamento delle carcasse è stata sottoposta a sequestro giudiziario e il reato ipotizzato dalla procura è smaltimento non autorizzato di rifiuti pericolosi. Attualmente il canile custodisce 265 cani in 55 box.
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