I colleghi del carcere: «Persona perbene»

Per trent’anni al servizio dello Stato, lavorava nel penitenziario dell’Aquila. Lascia la moglie e due figli
SCOPPITO. «Una persona riservata e perbene». Così amici e colleghi ricordano a poche ore dalla tragedia Giuseppe Colaiuda, l’agente penitenziario di Scoppito ucciso da un pirata della strada mentre portava a passeggio il suo cagnolino. Aveva 54 anni, 30 anni dei quali trascorsi a contatto con i detenuti nella difficile realtà carceraria. Una grande perdita per l’istituto di pena di massima sicurezza “Le costarelle” di Preturo dove prestava servizio negli ultimi anni.
Sul lavoro era «molto stimato per la sua serietà e fermezza, fermezza che mostrava anche nella vita privata».
Una grave perdita anche la comunità di Scoppito dove viveva con la moglie Rosanna e i due figli adolescenti. La notizia della tragica morte del poliziotto è rimbalzata anche sulle cronache nazionali tanto che alla sua famiglia sono giunte le condoglianze dei vertici regionali e nazionali di Cgil.
«Esprimiamo il più profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia di Giuseppe Colaiuda, uomo perbene e serio professionista, nonché a tutte le colleghe e colleghi che lo ricordano con sincero affetto», hanno detto Mirko Manna della Cgil Nazionale e Giuseppe Merola della Cgil di Abruzzo e Molise. «Non perdeva occasione per condividere dibattiti ed emozioni seppur in un contesto lavorativo non certo foriero di esperienze positive», ricorda Mauro Nardella della Uil Pa, «ho lavorato spesso con Giuseppe e saperlo morto mi riempie di tristezza e rabbia». (f.d.m.)

