I commercianti in lutto piangono il 71enne Ianni

Da mezzo secolo nel mercato, prima in piazza Duomo e poi in piazza d’Armi Capretti (Fiva-Confcommercio): «Un grande lavoratore, colonna del sindacato»
L’AQUILA. In molti lo ricordano ancora, con il suo furgone e la colorata bancarella, vendere felpe e maglioni a piazza Duomo posizionato nell’area proprio sotto la fontana di Capo piazza. Alberto Ianni, 71 anni, se n’è andato all’improvviso, dopo una breve malattia.
Era una presenza continua nel mercato di piazza Duomo, generazioni di aquilani lo conoscevano. Dopo il sisma del 2009, gli ambulanti di piazza Duomo si erano risvegliati sfrattati dal loro storico posto di lavoro e alla ricerca un nuovo luogo dove continuare la loro attività, e Ianni si era spostato col suo furgone prima in via Leonardo da Vinci, per poi trovare uno spazio nella nuova sistemazione a piazza d’Armi, un’area realizzata per continuare la storica tradizione del mercato all’Aquila. Qui, nonostante l’età lo avvicinasse alla pensione, si vedeva spesso per dare consigli e supporto all’attività passata nel frattempo alla moglie Antonella.
Un lavoro duro, dall’alba fino al pomeriggio, ma tutti ricordano Alberto per i suoi modi cordiali e la sua gentilezza. «È stato per decenni colonna del sindacato Fiva Confcommercio, sia come iscritto sia come consigliere», lo ricorda il presidente Alberto Capretti. «Un grande lavoratore». Ieri, nella chiesa di Santa Giusta, a Colle di Sassa, moltissimi degli amici di un tempo, i lavoratori di quelle colorate bancarelle che animavano il centro città, si sono ritrovati per dargli l’ultimo saluto. Una folla ha seguito la messa celebrata da don Juan de Dios Vanegas Gallego, tributando all’amico scomparso, al termine della cerimonia, un lungo applauso.
Alberto Ianni lascia la moglie Antonella e i figli Christian con Silvia, e Daniela con Vincenzo. Don Juan ha salutato tutti, e soprattutto le nipotine di Alberto, che in questo periodo frequentano il catechismo.
«Questo è il momento del dolore», ha detto don Juan nella sua omelia. «Dare l’addio a una persona che conoscevamo, apprezzavamo e amavamo. Ma forse per i familiari il momento più duro non sarà questo, ma tra qualche giorno, quando gli altri torneranno alla vita di tutti i giorni, e la mancanza di Alberto in loro si farà sentire di più».
«Quando qualcuno se ne va», ha continuato il sacerdote, «la sua mancanza si sentirà a lungo. Mancheranno il suono della voce, le risate, le discussioni, a volte, ma noi non dobbiamo cedere alla tristezza, perché i credenti, per i loro cari defunti, sperano e immaginano un mondo migliore».
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