I commercianti licenziano: «Colpa dell’area pedonale»

Il barista: «A fine mese taglio 4 posti». L’edicolante: «Incassi crollati fino al 70%» Si torna a invocare la riapertura degli incroci di via Marconi e corso della Libertà
AVEZZANO. Incassi a picco nell’area della zona pedonale attorno a piazza Risorgimento. Così i commercianti «penalizzati dagli incroci chiusi da mesi» riducono il personale. Il taglio di addetti e orario di lavoro dilaga in tante attività del centro, dove lo stop al transito veicolare sui due incroci di Corso della Libertà e via Marconi – scattato il primo aprile scorso per i lavori di pavimentazione dell’isola pedonale permanente sul tratto di via Corradini, e ancora in vigore – a detta dei commercianti sta creando pesanti ripercussioni sulle attività e, di conseguenza, sui dipendenti. Secondo il Comitato commercianti del centro guidato da Gianni Napoleone sono una ventina i posti saltati finora.
RIDUZIONE ADDETTI. Il ritornello è più e meno lo stesso: dall’inizio dei lavori la clientela è diminuita e quindi, per evitare il tracollo, si è costretti a tagliare il personale o a ridurre l’orario di lavoro. Come nel caso del bar Olimpia, attaccato all’incrocio di via Marconi, dove la riduzione del numero di dipendenti sarà di quattro unità. «Dal prossimo sabato (domani per chi legge, ndc)», afferma uno dei titolari, «a causa della forte riduzione della clientela e degli incassi, scesi di molto dalla chiusura dell’incrocio dell’isola, saremo costretti a fare a meno di 4 dipendenti. Dalle 14 attuali, scenderemo a dieci unità. Se non cambia qualcosa, quindi non si riapre l’incrocio, c’è il rischio di ulteriori riduzioni dei lavoratori».
ORARI TAGLIATI. Sul fronte dei tagli occupazionali c’è anche chi, come Antonella Cianfoli di Calzedonia in via Trieste, cerca di superare la lunga fase di contrazione degli incassi dovuta alla chiusura degli incroci ricorrendo alla riduzione dell’orario di lavoro. «Speriamo che si torni presto alla normalità, con la riapertura al transito automobilistico», sostiene, «altrimenti saremo costretti a ulteriori sacrifici».
L’EDICOLA SOFFRE. La chiusura dell’incrocio all’intersezione con l’isola pedonale permanente ha creato un vero e proprio buco nei conti della storica edicola all’angolo tra via Corradini e via Marconi. A lanciare l’allarme è la figlia della titolare. «Da quando sono stati chiusi gli accessi stradali intorno a piazza Risorgimento», dichiara Edi Palladini, «la nostra attività ha avuto un calo non inferiore al 50% e, da quello che sento dagli altri commercianti vicini, anche loro hanno avuto un introito inferiore che ammonta tra il 50 e il 70%». Carte alla mano, l’edicolante è «pronta a fornire documenti che attestano il forte calo». «Ora», aggiunge, «vorrei chiedere a chi di dovere, cosa si intende per città più bella? Una città in cui muore il centro, chiudono le attività commerciali storiche e perde la sua identità? Forse avrete sì una piazza più bella, ma sarà morta nel momento in cui costringerete tutte le attività che vi risiedono alla chiusura».
«QUALE CENTRO STORICO?» «Non possiamo guardare alle grandi città che hanno un centro storico chiuso al traffico per permettere ai turisti di camminare in tranquillità. La nostra città», sottolinea l’edicolante, «non vive di turismo, ma di commercio, e state facendo morire le attività più storiche della città. Ho 54 anni e mi ricordo gli anni d’oro di Avezzano, quando il centro brulicava di gente e ragazzi e non esistevano isole pedonali permanenti, ma solo isole pedonali che scattavano la sera, dopo la chiusura dei negozi, per permettere il passeggio. Era una città piena di vita, bellissima e attiva. Ora è un deserto, triste e spento. Per un’attività come la mia, che vive anche di utenza di passaggio, chiudere le strade e fornire solo parcheggio a pagamento, vuol dire volerla uccidere, perché nessuno pagherà mai un biglietto, per un parcheggio tra l’altro difficile da trovare, per venire 5 minuti in edicola a comprare una rivista. E così penso sia un po’ per tutte le attività del centro».
TIMORI PER L’INVERNO. Pochi metri più su, sulla strada sbarrata per l’incrocio chiuso, le sorelle Marziale lamentano un calo contenuto finora, ma temono per «l’arrivo della stagione invernale. Fra un po’ di giorni, quando apriranno le scuole», sottolineano, «sarà anche peggio, mentre i nostri clienti, che vengono pure da fuori città, difficilmente lasceranno l’auto lontano per poi venire in negozio. È tempo di riaprire quegli incroci, altrimenti la situazione di crisi peggiorerà».
RACCOLTA FIRME. Per spingere il Comune a riaprire i due incroci al transito, il Comitato dei commercianti del centro ha promosso una raccolta di firme: la petizione mirata a riaprire il transito alle auto nei due incroci ha superato quota 100 adesioni. Alla base della raccolta di firme, che verrà depositata in Municipio, dove il commissario prefettizio Mauro Passerotti e i dirigenti dei settori stanno cercando una via d’uscita alla scottante vicenda- la fine del tempo tecnico per il consolidamento della pavimentazione carrabile ai 2 incroci e l’assenza di carte che giustifichino il mantenimento dell’interdizione al traffico dei mezzi a motore. La riapertura era in programma entro 90 giorni dall’inizio dei lavori scattati il primo aprile, ma a distanza di quasi 150 giorni le transenne sono rimaste lì.
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