I costruttori si difendono: «Stupiti da queste accuse»

4 Agosto 2015

L’AQUILA. Hanno parlato, si sono difesi e hanno respinto tutte le accuse. I tre imprenditori edili teramani arrestati nell'ambito dell'inchiesta con le pesanti accuse di associazione a delinquere...

L’AQUILA. Hanno parlato, si sono difesi e hanno respinto tutte le accuse. I tre imprenditori edili teramani arrestati nell'ambito dell'inchiesta con le pesanti accuse di associazione a delinquere finalizzata all'intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, ieri mattina sono stati interrogati per rogatoria dal gip teramano Giovanni de Rensis. Si tratta di Massimo Di Donato, 53 anni, Giancarlo Di Bartolomeo, 49 anni, amministratori della Meg Costruzioni e di Antonio D'Errico, 59 anni, residente a Tortoreto e domiciliato a Giulianova. I primi due sono difesi dagli avvocati Gennaro Lettieri e Mirco Di Bonaventura, mentre il terzo da Guglielmo Marconi. «I miei assistiti», ha detto Di Bonaventura, «hanno manifestato tutto il loro stupore davanti ad accuse che non corrispondono al vero». Di Donato e Di Bartolomeo, in particolare, hanno sostenuto che i romeni non dormivano in nove in una stanza, ma che erano ospitati in tre appartamenti che si trovano al centro di Teramo. Appartamenti con tutti i servizi e, in particolare Di Donato ha affermato che una delle case era quella in cui fino a qualche anno prima aveva abitato la sua famiglia. Gli imprenditori hanno sostenuto che i lavoratori avevano la disponibilità di due mezzi con cui si spostavano e le cui spese erano sostenute dall'impresa. Per ora i difensori non hanno presentato richieste di misure alternative alla custodia cautelare in carcere.

Nei giorni scorsi i due indagati residenti a Sulmona, Francesco Salvatore e Panfilo De Meo, ascoltati oper rogatoria, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Ma il loro avvocato, Alessandro Margiotta, ritiene che vi sia stato un vizio di forma sulle custodie cautelari in quanto lui e i suoi assistiti non hanno potuto esaminare gli atti in tempo utile e, pertanto, la scena muta è motivata dal fatto che non potevano difendersi. Questa contestazione è stata fatta davanti al giudice che dovrà pronunciarsi.

Ma ci sarà anche un ricorso davanti al tribunale del riesame ritenendo insussistenti gli indizi.

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