I “figli di nessuno” in cerca della mamma

Convegno sulle difficoltà da parte di chi viene adottato di ricercare i genitori naturali
L’AQUILA. Anna Arecchia, 57 anni, ha scoperto di essere una “figlia della Madonna” a 5 anni. A dirglielo, senza nemmeno tanti giri di parole, fu la lattaia vicina di casa e da allora la ricerca del significato di quelle parole sono diventate l’obiettivo della sua vita. “Figlia della Madonna”, in napoletano, vuol dire che sei “figlio di nessuno”, adottato, e che i tuoi genitori sono sconosciuti e lo resteranno per cento anni. Emilia Rosati, 63, ha scoperto quando era un po’ più grande di essere “figlia di nessuno”, ed è stato destabilizzante per la sua vita e per il suo equilibrio psicologico, al punto che a pochi giorni dal matrimonio ha deciso di non sposarsi più. Storie diverse eppure simili quelle delle due rappresentanti del comitato “Diritto alle origini biologiche” che hanno fatto tappa all’Aquila nel loro paziente tour in giro per il Paese per sensibilizzare le persone e le amministrazioni comunali su un tema di cui non parla mai nessuno: il diritto dei figli adottati – in Italia 400mila persone censite dagli anni ’30 a oggi – a conoscere l’identità dei loro genitori, un diritto ancora poco capito, stretto fra i retaggi passati dello scandalo e della “non convenienza” di restare incinte senza un marito, poco interessante agli occhi dei politici e dei legislatoriperché riguarda una dei quelle minoranze che non producono voti. Per le persone adottate scoprire le loro origini è impossibile. La legge 184/83 e il codice della privacy parlano chiaro: per avere il diritto di conoscere i genitori bisogna aver compiuto cent’anni. «Una beffa», dicono le due donne. Come se si fosse «persone di serie b», spiega Arecchia, la presidente del comitato “Diritto origini biologiche”, sorto sull’onda degli appelli di chi bussa alla porta del Parlamento, dove giace, in Senato, la proposta di legge per cambiare questo destino immutabile. Occorre un lungo lavoro di sensibilizzazione e di pressione politica e sociale. Un impegno che si è preso la senatrice del Partito democratico, Stefania Pezzopane, che ha partecipato al convegno dedicato alla complessa questione e organizzato al palazzetto dei Nobili dall’associazione aquilana “Amici di Rottweil”. Un occasione anche per presentare il libro “Il parto anonimo”, scritto a sei mani dalla Arecchia, dalla Rosati e dall’esperta di diritto di famiglia Stefania Stefanelli. La Pezzopane ha promesso: «Parlerò con il relatore in commissione Giustizia, il senatore Giorgio Pagliari, per far calendarizzare la proposta di legge appena possibile». Ma occorre «una forte opera d’informazione». Per questo la Pezzopane organizzerà anche una tavola rotonda nella sala Nassirya del Senato. Il Comune dell’Aquila si è impegnato a mettere all’ordine del giorno la mozione del comitato “Diritto alle origini”, che i figli adottivi stanno chiedendo a tutti i consigli comunali italiani. Anche all’Aquila esistono casi di persone adottate che non conoscono – e vorrebbero farlo – i loro genitori biologici. «Negli ultimi anni diversi bambini sono venuti al mondo nell’ospedale aquilano con questo destino», spiega l’assessore alle Politiche sociali, Emanuela Di Giovambattista. «Mi è rimasta a mente la nascita di una bambina, figlia di una madre straniera. Non è stato difficile farla adottare», racconta l’assessore. Con una nuova legge dovessere essere votata e approvata, tornerebbe per questi “figli di Maria” la speranza di recuperare la verità sulle loro origini «e anche conoscere la genealogia delle malattie ereditarie», spiegano Arecchia e Rosati. La legge proposta dal comitato darebbe la possibilità ai figli adottati, una volta compiuti i diciott’anni, di fare richiesta al tribunale dei minori di conoscere la madre biologica: solamente con il suo consenso sarà rivelata l’identità. In caso di diniego? Il figlio o la figlia potranno avere informazioni soltanto di carattere sanitario.
Marianna Gianforte
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