I fratelli Spada sono nel carcere di Sulmona

1 Giugno 2021

La Uil Penitenziari sottolinea: «Con detenuti di tale calibro è impensabile sopprimere il tribunale» 

SULMONA. Da domenica pomeriggio sono rinchiusi nel carcere di Sulmona a disposizione della magistratura dopo l’arresto eseguito dalla polizia nelle prime ore di sabato scorso per spaccio di stupefacenti, sequestro di persona, estorsione e riduzione in schiavitù. Si tratta dei fratelli Francesco e Juan Carlo Spada, 34 e 31 anni, figli del capostipite Armando e rampolli emergenti della dinastia di malavitosi di Ostia (Roma). Come detto, da ieri, i due sono stati trasferiti nel supercarcere peligno che continua a ospitare nelle sue celle, detenuti eccellenti. Francesco e Juan Carlo Spada sono stati sistemati in due bracci diversi del penitenziario peligno, il più grande d’Abruzzo, in regime d’isolamento, proprio per fare in modo che durante la detenzione preventiva non possano incontrarsi. L'indagine, che al momento vede coinvolti i due Spada, è partita dalla denuncia della madre di ragazzi tossicodipendenti «stanca di vedere i propri figli utilizzati come schiavi dai venditori di morte», sottolineano dalla questura di Ostia. È stata una "madre coraggio", quindi, a chiamare la polizia perché non più in grado di sopportare che i suoi figli fossero sequestrati, torturati, seviziati e umiliati, anche con la diffusione di video sui social, dai loro aguzzini per qualche grammo di crack. Una donna stanca di vedere la giovane figlia costretta a prostituirsi per colmare i debiti contratti dai fratelli per pagare la cocaina agli Spada.
Sul trasferimento nel carcere di Sulmona dei fratelli Spada è intervenuta anche la Uil Penitenziari ribadendo l’importanza che il tribunale di Sulmona non venga soppresso. «Se detenuti di così alto calibro e pericolosità vengono portati nel carcere di Sulmona un motivo deve pur esserci», afferma Mauro Nardella, segretario generale territoriale Uil Pa polizia penitenziaria e componente della Uil Pubblica Amministrazione Abruzzo. Nardella continua: «Spero tanto che i tanti politici e governanti chiamati a svolgere il ruolo di "medici" del sistema trovino la cura giusta per non fare "affossare" la Giustizia e con essa un intero territorio. L'auspicio quindi è che i rappresentanti del parlamento si impegnino a non togliere quella stampella che, in caso contrario, non oserei immaginare cosa arrecherebbe come conseguenza anche per il carcere di Sulmona».(c.l.)
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