I giovani del Pd critici con la vecchia guardia

Chiedono al sindaco Cialente spazi e responsabilità per un patto di fine mandato Al governo Renzi «suggeriscono» un cambio di passo sull’Aquila e sul cratere
L’AQUILA. Chiedono il rilancio dell’azione politica e amministrativa, «attraverso un patto di fine mandato dove siano chiari gli obiettivi da raggiungere e i modi per centrarli». E invitano «a guardare con interesse alla nuova classe dirigente cittadina dalla quale sta emergendo una nuova generazione in grado di portare energia e di incarnare le necessarie istanze di rinnovamento». A rivendicare spazi e posti di comando, sono i “giovani” del Pd, per i quali «è necessario ricentrare il futuro del capoluogo di Regione su una visione meno isolata e più ambiziosa». Concetti affidati a un lungo documento, firmato da Stefano Albano, segretario del Pd aquilano, dall’assessore comunale Emanuela Di Giovambattista, dal capo di Gabinetto del sindaco Cialente, Mauro Marchetti, dal consigliere comunale Stefano Palumbo, dal presidente dell’assemblea provinciale Fabio Ranieri, dal consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, da Fabrizio D’Alessandro consigliere provinciale e da Americo Di Benedetto, presidente della Gran Sasso Acqua, da più parti indicato – per le prossime elezioni – come uno dei possibili candidati alla poltrona di sindaco dell’Aquila. Un documento in cui non manca qualche sferzata polemica nei confronti del governo nazionale. «Ricomporre un tessuto sociale disgregato è una priorità assoluta in un quadro dove persino l’assistenza alla popolazione rischia di tornare in cima all’agenda istituzionale a causa dei pesanti problemi che presenta il Progetto Case e all’attuale mancato sostegno del governo. Negli ultimi giorni alle incertezze che ci opprimono si sono riaggiunte quelle legate ai fondi per la ricostruzione. Il peccato originale che stiamo scontando è la mancata istituzione di una tassa di scopo non voluta dall’allora governo Berlusconi. Da quel momento tante sono state le battaglie di questo territorio, volte sempre ad assicurare gli strumenti e le risorse per un successivo, breve periodo. In questo quadro, già di per se difficile, sono venute meno alcune figure indispensabili per la governance come Aldo Mancurti, Paolo Aielli e Giovanni Legnini, la persona che aveva incarnato un filo diretto col governo. Per questi motivi abbiamo voluto incontrare il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini. È stato un incontro positivo, ma certamente non sufficiente finché alle parole non seguiranno atti concreti». E qui la richiesta dei giovani esponenti del Pd «di un cambio di passo».
«Abbiamo bisogno che il governo assuma degli impegni concreti sulla ricostruzione, gli stessi garantiti da Guerini: primo fra tutti quello in Europa, dove gli Stati membri non possono sforare il Patto di Stabilità. Poi lo stanziamento, nella legge di Stabilità, delle risorse per la ricostruzione e la governance». Per la nuova classe dirigente del Pd occorre, dunque, «una strategia di lungo respiro nella ricostruzione del cratere». Un modo per superare questa sorta di «vecchio giochino» del governo che toglie, per poi restituire – ma solo in parte e dopo proteste clamorose – le risorse necessarie. «Ci aspettiamo dal governo Renzi», scrivono i giovani democratici, «un profilo alto riguardo le esigenze della nostra terra, ma se ciò non dovesse verificarsi siamo pronti ancora una volta alla mobilitazione. I governi amici per noi sono quelli che ascoltano le esigenze di questo territorio, non quelli della nostra parte politica. Siamo però anche consapevoli che a fianco degli impegni del governo serve un’azione trainante della classe dirigente locale. Oggi abbiamo strumenti che prima non avevamo, a cominciare dal nuovo governo regionale che vuole porre L’Aquila al centro delle priorità. Perno di tutto rimane però il Comune dell’Aquila, protagonista assoluto delle battaglie di questi anni. Proprio a partire da questa considerazione è necessario un rilancio e un rafforzamento dell’azione politica e amministrativa, anche con un patto di fine mandato. Essere capoluogo di regione significa esercitare un ruolo in Abruzzo e consolidare l’alleanza con i comuni del cratere». (m.m.)
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