I ladri sacrileghi serviranno i pasti ai poveri

12 Dicembre 2017

Concessa la messa in prova ai due giovani che rubarono la reliquia di Papa Giovanni Paolo II

L’AQUILA. Rubarono i frammenti della reliquia di Papa Giovanni Paolo II dal santuario di San Pietro della Jenca, ai piedi del Gran Sasso, contenente il sangue del defunto pontefice.
Ieri, quasi come un contrappasso, due dei tre ladri sacrileghi, hanno chiesto e ottenuto di lavorare alla Mensa celestiniana. Si tratta di Simone Scopano e Alessandro Acierno (per il terzo, Davide Celletti, si procede a parte) ai quali è stato concesso il beneficio della messa in prova dal giudice onorario Angelo Caporale.
Nel senso che essi, per la durata di otto mesi, presteranno servizio in quella struttura religiosa che assiste i poveri. Alla fine ci sarà una valutazione. Al riguardo è stata fissata un’udienza, il 17 dicembre 2018, nella quale il giudice potrà dichiarare l’estinzione del reato per i giovani ladri se la loro condotta nella struttura risulterà positiva. Nel caso contrario ci sarà il processo.
La reliquia, quella oggetto del processo, venne rubata dal santuario la notte tra il 25 e il 26 gennaio 2014 dai tre giovani. Essi, pensando di avere a che fare con un oggetto di grande valore economico, avevano provato a rivendere tutti i pezzi sottratti. Resisi conto, solo in un secondo momento, che il contenuto della teca non era oro e che, quindi, non ne avrebbero ricavato un utile vendendolo, se ne liberarono.
I poliziotti, dopo la denuncia, trovarono la parte in ferro della teca nei pressi della basilica di Collemaggio, poco lontano dal Sert. E insieme c’era anche una croce rubata dallo stesso santuario. Poi fu ritrovato anche il pezzetto di stoffa intriso del sangue di Giovani Paolo II. La gran parte del tessuto contenente il sangue di Papa Karol Wojtyla venne trovata nel garage di uno dei tre giovani. La reliquia, in particolare, è un brandello della veste che il pontefice indossava quando rimase vittima dell’attentato in piazza San Pietro il 13 maggio 1981. Il pontefice polacco, proclamato santo nell’aprile di 3 anni fa, era molto affezionato alla montagna aquilana che spesso raggiungeva per passeggiare, meditare e sciare.
La riconsegna della reliquia avvenne in questura alla presenza delle autorità civili e religiose. I due giovani sono assistiti dai legali Roberto Madama e Francesco Valentini.
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