I medici: «Tanti anziani senza vaccino influenzale»

Albano (dottori di famiglia): un terzo di chi ha oltre 65 anni rischia di non averlo Ortu, presidente dell’Ordine: si recupera il tempo perso, ma farmacie sguarnite
L’AQUILA. Più dosi in arrivo, ma non basteranno per tutti. È questa la fotografia della distribuzione del vaccino antinfluenzale sul territorio. A scattarla sono gli operatori impegnati nella campagna, in particolare i medici di famiglia incaricati di somministrare gratuitamente le dosi disponibili alle categorie a rischio, soprattutto i pazienti con più di 65 anni. Sull’operazione avviata dalla Asl, nel frattempo, continua a imperversare la polemica politica.
LE DOSI IN ARRIVO. L’aspetto positivo dell’incremento nella distribuzione del vaccino è evidenziato dal presidente dell’Ordine dei medici Maurizio Ortu. «Mi risulta che da un paio di giorni sia stata avviata la consegna di buone quantità di dosi», spiega, sottolineando che sono in fase di superamento le difficoltà della fase di avvio della campagna. «Si sta recuperando il tempo perso», osserva il presidente, «con l’assegnazione di quantitativi più consistenti ai medici di base».
FARMACIE SGUARNITE. Resta comunque aperta, secondo Ortu, una questione: la possibilità di acquisto delle dosi in farmacia da parte di cittadini che non rientrano tra i casi ritenuti prioritari. Il presidente dell’Ordine sollecita l’attivazione anche di questo ulteriore canale di approvvigionamento. «Tutt’ora manca la distribuzione nelle farmacie», evidenzia Ortu, «per chi vuole acquistare il vaccino, non facendo parte delle categorie che hanno diritto alla somministrazione gratuita, e intende comunque tutelarsi tramite il proprio medico.
VACCINI NON PER TUTTI. A sottolineare che le dosi in arrivo non saranno sufficienti neppure per tutti gli ultrasessantacinquenni è però Vito Albano, segretario provinciale della Fimmg, federazione dei medici di medicina generale. «Dal servizio di prevenzione della Asl abbiamo ricevuto la comunicazione che i quantitativi in assegnazione», fa sapere, «copriranno il 70 per cento della richiesta». Questo significa, fa notare il rappresentante dei medici di famiglia, che un terzo dei loro assistiti rientranti nella categoria a cui dare priorità non potranno ricevere il vaccino in questa fase. Le indicazioni arrivate dall’Azienda sanitaria, inoltre, non darebbero garanzie su un’ulteriore integrazione delle dosi assegnate, tale da garantire il fabbisogno richiesto dagli operatori. «Si tratta di una grossa difficoltà per i medici di famiglia che devono scegliere a chi somministrare i vaccini disponibili», osserva Albano, «sulla base della valutazione della situazione clinica e dei fattori di rischio dei propri assistiti». L’auspicio è che arrivino presto dosi sufficienti per tutti, ma nel frattempo c’è chi rimane senza e protesta, in alcuni anche in modo veemente. «L’unica possibilità alternativa è di rivolgersi direttamente al servizio di prevenzione della Asl», spiega il rappresentante dei medici di base, «che dispone di proprie dosi».
POLEMICA POLITICA. La situazione complessa per la distribuzione del vaccino alimenta le critiche da parte del Pd. La comunicazione ricevuta dai medici di famiglia per i Dem «dimostra ancora una volta come la gestione della vaccinazione di quest’anno sia chiaramente caratterizzata da ritardi e inadempienze». Secondo il consigliere comunale Stefano Albano «costringere i medici di base a dover scegliere quali dei loro pazienti vaccinare è vergognoso, soprattutto in considerazione del tanto tempo a disposizione tra l’estate e l’inizio autunno per procurarsi più dosi di vaccino». Il rappresentante del Pd rilancia la proposta, sottoscritta da rappresentanti dell’opposizione in Comune e da 32 sindaci della provincia ad «attivare un mutuo soccorso fra regioni, con l’obiettivo di garantire quantomeno la vaccinazione alle fasce di popolazione a rischio o più esposte, interessando il commissario Arcuri».
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