I “non luoghi” nel volume del prof Perilli

La ricostruzione delle città devastate da calamità naturali è alla base della ricerca scientifica
L’AQUILA. I “non luoghi”, concetto di stretta attualità nel caso-L’Aquila, sotto la lente d’ingrandimento della “psicologia dei luoghi”, che vuole spiegare come «le idee dominanti della nostra epoca influenzino le nostre modalità di vivere».
Il professor Enrico Perilli, psicologo e psicoterapeuta, docente di psicologia dinamica e psicoanalisi all’Università dell’Aquila, ha pubblicato (edizioni Magi, in libreria dal 7 marzo) il volume “Il perturbante nell’espansione urbana-Elementi di psicologia dei luoghi”.
Membro del Senato accademico, già presidente della Commissione territorio del Comune, Perilli ha ripreso un lavoro durato 4 anni di un gruppo di ricerca congiunto tra Ordine degli psicologi e Ordine degli architetti. Sullo sfondo, appunto, la ricostruzione dei luoghi a seguito di una calamità naturale.
«L’epoca ipermoderna», scrive Perilli, «si caratterizza anche e soprattutto per la presenza di città enormi, chiamate, nelle diverse fasi della loro smisurata crescita, dapprima metropoli, poi aree metropolitane, megalopoli e infine aggregati metropolitani. Poche esperienze di vita sono significative come l’abitare, ogni persona ha uno spazio proprio dove rivelare la sua identità, la sua natura e la sua appartenenza. La città, come la casa, può costituire una minaccia, può evocare immagini di dolore, di evasione, di fuga, di rimpianto, come pure la nostalgia e il desiderio di farvi ritorno per trovare rifugio. Nella loro evoluzione le città hanno finito per perdere forma e identità così come le avevano conosciute nella Polis greca, da luoghi comunitari sono divenuti aggregati multiformi, dei Non-Luoghi, la metropoli luogo dei non-luoghi. In questa sterminata crescita trova spazio l’apparizione del perturbante urbanistico, periferie degradate che, anche quando divengono oggetto di progetti di riqualificazione e ricostruzione, finiscono per mostrare il loro doppio, il lato oscuro e minaccioso dei luoghi: abbandono, miseria, sovrappopolamento, assenza di servizi e condizioni di vita difficili. Altro aspetto del perturbante dei luoghi, paradossalmente, è l’abbandono dei centri montani e rurali, le cosiddette aree interne, svuotati di vocazione, servizi e quindi abitanti». Il volume indaga, dunque, aspetti ben noti nel territorio aquilano a 10 anni dal sisma. Al centro della riflessione l’uomo alle prese con la solitudine e il senso di estraneità dati da luoghi «privi di anima».

