«I Nove Martiri esempio contro tutte le ingiustizie»

Fulvio Angelini (Associazione partigiani) ricorda l’eccidio da parte dei nazisti Domani la commemorazione (17,30) nella piazza dedicata ai giovani eroi
L’AQUILA. Domani omaggio, alle 17.30, ai Nove Martiri dell’Aquila. La cerimonia si svolgerà nell’omonima piazza nel centro storico. A ricordare il sacrificio dei Nove Martiri aquilani, tutti giovani, trucidati dai nazisti nel ’43, è Fulvio Angelini, dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani).
«Quando nel settembre del ’43 un gruppo di giovani partigiani aquilani decise di sottrarsi all’ordine nazista di Kesserling, che li voleva arruolati nell’esercito tedesco, sapevano bene cosa fare: i ragazzi avrebbero dovuto lasciare la città alla spicciolata, prelevare armi durante il percorso e radunarsi a Collebrincioni, dove li avrebbe raggiunti il colonnello D’Inzillo, assieme ad altri militari con armi pesanti, per recarsi tutti insieme nel Teramano e congiungersi ai 1.600 civili e militari, che proprio in quei giorni si stavano arroccando a Bosco Martese per organizzare la resistenza ai nazifascisti», ricorda Angelini.
«Tutti sapevano anche il significato di quella loro scelta: volevano essere liberi e liberare L’Aquila e l’Italia dagli invasori, dalla guerra, dall’oppressione. E sapevano anche, nella loro spontanea e sincera ribellione, cosa rischiavano: la semplice disobbedienza al proclama di Kesserling metteva a rischio la loro vita. Ma forse non immaginavano – con il loro sacrificio – di diventare un esempio, di rappresentare un patrimonio di valori su cui la città avrebbe potuto avviare la sua ricostruzione morale e civile dopo la guerra». Poi, Angelini ricorda i nomi dei Nove Martiri. «Anteo Alleva, di soli 17 anni, il più giovane del gruppo, Pio Bartolini, soldato 21enne, Francesco Colaiuda, 18 anni, Fernando Della Torre, 20 anni, Berardino Di Mario, 19 anni, Bruno D’Inzillo, 19 anni, Carmine Mancini, 19 anni, Sante Marchetti, 18 anni, Giorgio Scimia, 18 anni (e con loro Stefano Abbandonati, Umberto Aleandri, membri del gruppo e fortuitamente scampati alla fucilazione) sono l’emblema dell’Aquila democratica e antifascista. Ma oggi, dopo 74 anni, non vogliamo ricordarli solo per il loro eroismo», sostiene Angelini, «vorremmo che la loro storia fosse tradotta in attualità, perché oggi c’è un enorme bisogno di trasferire il loro coraggio e le loro idee alla quotidianità di tutti i giorni, in una rivolta morale e civile alle ingiustizie, in un impegno moderno per i diritti e le libertà. Quella che è stata la Resistenza, quello che è stato l’antifascismo, oggi diventano le lotte degli studenti per avere scuole sicure, per la cultura e la formazione, per diventare cittadini del mondo; è l’impegno per il diritto al lavoro; le iniziative di accoglienza e solidarietà verso profughi e migranti; le azioni di volontariato verso i più deboli, verso l’ambiente e la natura».(v.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

