«I parchi vanno solo gestiti bene»

L’ex sindaco di Rocca di Mezzo, Nusca, interviene sul futuro del Velino Sirente
L’AQUILA. Sul futuro del Parco regionale Velino-Sirente interviene l’ex sindaco di Rocca di Mezzo. Emilio Nusca: «Se per proteggere gli ecosistemi e le specie montane dobbiamo invocare la trasformazione del parco regionale Sirente-Velino in un grande Parco nazionale, si è molto lontani dalla soluzione del problema. Ed il problema, in questo caso, non è solo quello della tutela della specie montana, ma anche quello del diritto allo sviluppo dei territori e di chi ha scelto di rimanerci a vivere . Se teniamo in giusta considerazione entrambi gli aspetti del problema, allora la discussione ha senso ed è correttamente posta. Il Parco regionale Sirente- Velino forse è stato l’unico parco in Italia che è nato su richiesta delle amministrazioni locali. Fu una scelta molto coraggiosa da parte degli amministratori locali dell’epoca che intuirono quanto fosse importante tutelare i propri territori. La sua legge istitutiva ha dentro di sè tutti i principi che sono all’interno della Legge quadro delle aree protette italiane. Stabilisce in maniera chiara cosa si può o non si può fare, delinea gli strumenti di programmazione attraverso i quali si deve pensare alla tutela della biodiversità ed allo sviluppo delle comunità locali. C’è tutto quello che serve. Perché si invoca, allora, la necessità di far diventare il Parco regionale un Parco nazionale? Che forse in questo modo la legge si applica da sola? O che ha comunque bisogno di Organi efficienti che la facciano rispettare e di strumenti attuativi che attuino serie politiche di tutela e di sviluppo? Il parco regionale Sirente-Velino ha predisposto il suo Piano. Deve essere adottato dall’Ente e poi dai consigli comunali dei comuni del parco ed infine dalla Regione. Perché non si fa una seria analisi di quello che è contenuto all’interno del Piano prima di ipotizzare soluzioni salvifiche capaci di risolvere tutto? Perché non si è verificato se il Piano del parco consente la realizzazione di nuovi impianti di sci sul comprensorio delle rocche? Perché non si è verificato se all’interno del Piano è prevista la possibilità di collegamento fra le due stazioni di sci esistenti? Se si fossero fatte queste verifiche ci saremmo accorti che tutto ciò non è previsto e che quindi il Piano ha rispettato a pieno i dettami della legge quadro sulle aree protette. Oggi serve una politica delle "aree interne protette" della regione Abruzzo, calata all’interno di un quadro di programmazione unitario, univoco e condiviso con tutte le Istituzioni locali. Non serve un Parco nazionale, contro cui non c’è alcuna avversione. Servono Istituzioni che funzionino, con alla guida uomini capaci. Serve il dialogo e l’umiltà di confrontarsi fra di loro. Serve una politica che faccia le sue scelte, che decida, evitando atteggiamenti schizofrenici. Serve quel salto culturale che sappia mettere al centro delle sue riflessione, la bellezza del patrimonio naturale, come bene comune da valorizzare, mettendo da parte interessi di parte anche se legittimi».
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