I preti aprono le chiese: «Accoglieremo i profughi»

Riunione col vescovo Spina per mettere in pratica l’invito di papa Francesco L’esempio del colombiano don Gilberto: «Già invitati i nigeriani arrivati in città»
SULMONA. L’appello di papa Francesco a ospitare una famiglia di migranti in ogni parrocchia viene accolto con favore dalla diocesi di Sulmona-Valva, dai singoli parroci che ne fanno parte e dal vescovo Angelo Spina. I sacerdoti si sono incontrati nella sede del vescovado per mettere in pratica l’invito di Bergoglio. «Questa diocesi ha le porte aperte da sempre» conferma il vescovo Spina «l’accoglienza fa parte dello spirito cristiano ed evangelico e non solo sociale. Bisogna però tradurla in atti concreti e passare attraverso le autorità competenti per avere una famiglia in affidamento. Il papa, oltre a farci un invito alla carità concreta, ci dà l’esempio con le due famiglie ospitate da due delle parrocchie presenti in Vaticano. L’aiuto deve essere tangibile e va concretizzato con impegno e serenità: ora si tratterà di personalizzare questo impegno, in base ai locali e alle disponibilità delle singole parrocchie. Avremmo già fatto il nostro se nell’Episcopio non ci fossero lavori in corso e la casa dello studente non fosse inagibile dal sisma 2009. Il nostro impegno è già stato messo in campo coi profughi ospitati dalla Casa Santa o con i tanti bisognosi che ogni giorno accogliamo nella mensa della Caritas».
Ed è proprio alla mensa diocesana che l’accoglienza di cui parla il papa viene messa in pratica ogni giorno, fra pasti caldi serviti e la distribuzione di cibo e medicine, oltre che col pagamento di qualche bolletta nei casi più estremi. L’accoglienza, dunque, è di casa, come conferma il responsabile don Palmiero Amatangelo, che è anche parroco della chiesa di Santa Maria Maggiore a Rocca Pia.
«Si tratta di un invito impegnativo» premette il prete «ma il cristianesimo è proprio questo, è aprire le porte, facendo poi il possibile per l’integrazione di nostri fratelli e sorelle. Non sappiamo fare miracoli, ma nel nostro piccolo ogni giorno accogliamo persone in difficoltà e il papa giustamente ci sollecita alla concretezza del cristianesimo e della carità. Ma bisogna fare attenzione a non scambiare l’accoglienza per un business, come stanno facendo alcuni albergatori, perché non lo è. Ma è un complesso processo di integrazione».
Punta a concretizzare l’invito del papa anche don Ramon Peralta dalla chiesa Maria Santissima Annunziata di Introdacqua. «È da puntualizzare che quest’accoglienza comporta responsabilità comune con tutta la comunità coinvolta, apertura di mente e di cuore per rispettare il diverso» spiega «l’anno della misericordia, che è alle porte, è una felice opportunità per ogni cristiano per maturare nella propria identità: attuare la carità».
Sottolinea la necessità di fare i conti con la burocrazia don Domenico Villani, 33 anni, giovanissimo parroco della cattedrale di San Panfilo.
«Le leggi italiane non vanno a favore nostro, visto che i migranti devono sempre passare per le prefetture» riflette «ma bisogna attrezzarsi anche con l’aiuto della comunità».
Favorevole anche don Gilberto Uscategui Restrepo, arrivato dalla Colombia: nella sua parrocchia della Tomba ha già invitato i 25 migranti ospiti della Casa Santa dell’Annunziata. «Sono d’accordo col papa» dice «ho già invitato assieme al vescovo gli ospiti nigeriani presenti in città nella mia parrocchia. Li aspettiamo a braccia aperte». (f.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

