I preti marsicani: sì alle unità parrocchiali

Dopo le parole del vescovo Massaro arriva il plauso dei sacerdoti: «Progetto che darà i suoi frutti»
AVEZZANO. I sacerdoti plaudono alla proposta del vescovo Massaro di creare delle comunità di parrocchie e si preparano a formare i laici. Monsignor Giovanni Massaro, vescovo di Avezzano, nel tracciare il bilancio del primo anno nella Marsica, ha lanciato diversi messaggi al territorio che l’ha accolto con molto affetto. Tra i vari input c’è stato anche quello ai laici che dovranno diventare ancora di più parte attiva delle parrocchie e delle nascenti comunità parrocchiali. La crisi vocazionale, infatti, creerà, a breve, disagi per la gestione delle varie parrocchie a causa dell’assenza dei sacerdoti. Una soluzione, secondo il presule, è quindi quella di creare delle aggregazioni di parrocchie che, pur mantenendo la loro autonomia e la loro identità, possano camminare insieme. «Quello del vescovo Massaro è sicuramente un messaggio forte», ha commentato padre Riziero Cerchi, parroco di Ortucchio, «che ci permette di andare avanti e di scommettere sul territorio. Creare delle unità parrocchiali vuol dire confidare in un’unica forza e allo stesso tempo riconoscere alla terra marsicana una grande capacità aggregativa. L’obiettivo del vescovo è di fare una pastorale impostata sul sociale e sono certo che darà i suoi frutti». L’intento del vescovo è quindi quello di unire, sotto la guida di un solo sacerdote, diverse parrocchie. «Questa soluzione è la migliore», ha evidenziato don Emidio Cerasani, parroco di Magliano de’ Marsi, «perché ormai non possiamo pretendere che ci sia un sacerdote per ogni parrocchia. È chiaro che sarà fondamentale la responsabilizzazione dei laici. Dovranno avere una formazione buona e al tempo stesso la voglia di mettersi in gioco. Io sono stato nominato anche parroco della frazione di Rosciolo de’ Marsi. Lì, da oltre 20 anni, c’è il consiglio pastorale formato che di fatto gestisce la parrocchia e si rapporta con me. Credo sia un importante esempio perché si mantiene la singola identità di ciascuna parrocchia e si dà la possibilità ai sacerdoti di collaborare. La cosa brutta, purtroppo, è l’essersi “cullati” per anni perché avevamo tanti sacerdoti e oggi, invece, essendo cambiate le cose, siamo costretti a correre ai ripari e ad attuare di fatto ciò che il Concilio ha previsto 60 anni fa». I laici hanno già dato un sostanzioso contributo alle attività della diocesi durante la fase di accoglienza dei profughi ucraini. Come riconosciuto anche dal vescovo Massaro, i marsicani hanno dimostrato grande generosità. «C’è stata tanta solidarietà», ha ricordato don Carmine Di Bernardo, direttore della Caritas diocesana, «dalle parrocchie più grandi a quelle più piccole hanno tutte cercato di aiutare la Caritas. Il vescovo ha gestito l’emergenza in prima persona, sia con le idee, sia con la presenza. Questo è stato molto importante». (e.b.)

