I primi tre preziosi dipinti torneranno a Collemaggio

7 Maggio 2021

Consegnati i lavori di restauro per un gruppo di opere grazie a una donazione La ricollocazione è prevista entro la prossima Perdonanza celestiniana

L’AQUILA. Era il dicembre 2017 quando, dopo una corsa contro il tempo, venivano riaperti i battenti della basilica di Collemaggio. È la chiesa che, grazie ai lavori post-sisma, splende di una nuova luce, ma al suo interno si percepisce un vuoto ancora incolmato: mancano infatti le enormi tele che fino al 2009 riempivano le sue pareti.
I DIPINTI. Dopo quattro anni e non poche difficoltà tecniche e amministrative, ieri sono stati consegnati i lavori di restauro un importante gruppo di quelle opere: “L’Incoronazione di Celestino”, “Rinuncia al papato” e “Morte di Celestino”, di Carl Borromäus Andreas Ruthart che in occasione della prossima Perdonanza potranno essere finalmente ricollocate nella basilica dove sono conservate le spoglie di Celestino. Un quarto dipinto, “Maria riceve doni dal popolo ebraico”, di Nicola Malinconico, sarà invece in questa fase consolidato, per poi essere sottoposto al restauro.
I FINANZIAMENTI. L’intervento di recupero si è reso possibile grazie a un accordo, a mano a mano rinnovato e perfezionato negli anni, tra il Segretariato regionale per i beni culturali e l’associazione Panta rei dell’Aquila, presieduta dall’avvocato Maria Grazia Lopardi. L’associazione, dopo il sisma del 2009, ha promosso raccolte di fondi per finanziare, inizialmente, il recupero di una porzione del pavimento della basilica. Dopo l’intervento dell’Eni a sostegno del restauro dell’imponente monumento, i fondi raccolti da Panta rei sono stati destinati al recupero delle opere e via via la donazione è stata implementata sino a raggiungere la cifra di 47.200 euro.
IL GRUPPO DI LAVORO. Il piano di restauro dei dipinti era stato seguito al suo avvio da Bianca Maria Colasacco, storico dell’arte della Soprintendenza per L’Aquila e il cratere. A sbloccare la situazione, dopo il suo pensionamento, è stata la costituzione, a supporto del Segretariato quale stazione appaltante, di un gruppo di lavoro ad hoc della Soprintendenza, guidato dal responsabile unico del procedimento Carla Pancaldi e composto dallo storico dell’arte Tancredi Farina e dalla restauratrice Maria Fernanda Falcón Martínez, progettisti e direttori dei lavori, dalla restauratrice Giulia Cervi, supporto al rup, infine dal professionista esterno, Maria Grazia Sambenedetto, individuata coordinatore della sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione.
OBIETTIVO PERDONANZA. I lavori, affidati alla ditta Roma consorzio, avranno una durata di 84 giorni. L’obiettivo è ricollocare i dipinti al loro posto, a Collemaggio, in occasione della prossima edizione della Perdonanza.«È stato uno dei primi interventi che ho affrontato, poco dopo la mia nomina a segretario regionale», ha dichiarato Nicola Macrì. «L’avvio di questo restauro, tanto atteso, è il risultato del lavoro e della partecipazione di tanti, e speriamo di riconsegnare presto le opere alla città, nella straordinaria cornice della basilica di Collemaggio».
IL TASSELLO MANCANTE. Soddisfazione è stata espressa anche dal soprintendente delegato per L’Aquila e cratere, l’architetto Antonio Di Stefano: «Grazie al generoso contributo dell’Associazione Panta rei, si avvia la fase di rientro delle opere mobili a Collemaggio, senza il quale il recupero dell’edificio sacro non può dirsi davvero concluso. Parallelamente alla sorveglianza, affronteremo la delicata questione del riallestimento, tenendo ben presenti le ragioni della storia, quelle della tutela, e della valorizzazione della basilica e delle sue opere».
«UN TESTO IN PIETRA». Anche Lopardi ha voluto sottolineare l’importanza della basilica: «Un tesoro da valorizzare e mostrare con orgoglio che parla di Celestino e del messaggio che ci ha lasciato, un testo in pietra di sapienza che dopo sette secoli ci racconta di un’Aquila-Fenice che sempre risorge». Ha voluto ringraziare l’associazione anche il sindaco Pierluigi Biondi: «Sarà presto possibile restituire alla comunità importanti testimonianze artistiche per rinsaldare i fili di un percorso, fatto di cultura, bellezza e tradizione, che stiamo recuperando dopo lo sfrangiamento causato dal sisma».
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