I profili di venti giuristi nel libro di Marinelli

5 Gennaio 2020

L’AQUILA. Il saggio è uscito poche settimane fa per le edizioni “Pacini Giuridica”, si intitola “Giuristi d’Abruzzo” e l’autore è il noto avvocato aquilano Fabrizio Marinelli. Il volume raccoglie i...

L’AQUILA. Il saggio è uscito poche settimane fa per le edizioni “Pacini Giuridica”, si intitola “Giuristi d’Abruzzo” e l’autore è il noto avvocato aquilano Fabrizio Marinelli. Il volume raccoglie i profili di venti giuristi abruzzesi vissuti tra la metà del Settecento e oggi. «Si tratta», è scritto nella presentazione dell’editore, «di lavori diversi per spessore e approfondimento, perché diverse sono le occasioni che li hanno ispirati: essi offrono comunque un quadro unitario e sufficientemente approfondito del contributo dato dai giuristi abruzzesi non solo alla scienza giuridica italiana, ma anche ai più significativi appuntamenti dell’Abruzzo con la storia, primi tra tutti il Risorgimento, la Prima guerra mondiale e la Resistenza».
Ci sono nomi importanti che vanno da Giacinto Dragonetti, Silvio Spaventa, Giuseppe Capograssi, Pasquale Colagrande, Mario Tradardi, Panfilo Gentile, Nino Carloni, Nicola Ciarletta e tanti altri. Nella parte finale del saggio non mancano analisi sui grandi processi che si sono svolti all’Aquila (Vajont e strage di Patrica) e si arriva fino al cosiddetto processo Pop (Piani operativi plurifondo) che quasi 30 anni fa coinvolse la giunta regionale guidata all’epoca da Rocco Salini. Marinelli offre di quella vicenda una rilettura equilibrata (alla fine, come noto, ci furono tutte assoluzioni e una condanna) e rilegge l’operato dell’allora sostituto procuratore Fabrizio Tragnone (deceduto a Chieti a 56 anni nel 2009) che avviò l’indagine e sostenne l’accusa nel processo di primo grado. «Nel settembre del 1992», scrive l’avvocato Marinelli, «un giovane sostituto procuratore presso il Tribunale dell’Aquila, Fabrizio Tragnone, ottenne l’arresto dell’intera giunta regionale d’Abruzzo sulla base di presunte spartizioni dei fondi che l’Unione europea dispensava con generosità alle regioni meno sviluppate. Tangentopoli era giunta in Abruzzo, e la notizia fece grande scalpore anche in un periodo in cui l’arresto di uomini politici era divenuto abbastanza abituale. Infatti non era mai capitato che un’intera Regione fosse privata del suo governo locale e questa situazione – a prescindere dalle più o meno interessate valutazioni – permise un ampio ricambio della classe politica della Regione. Il processo durò molti anni e si concluse con l’assoluzione di quasi tutti gli imputati e la condanna del presidente della giunta, il dottor Rocco Salini, per il solo reato di falso. Se in una prospettiva storica si dovesse valutare il lavoro del giudice Tragnone non solo sotto il profilo giuridico (nonostante le assoluzioni, il suo teorema accusatorio ha sostanzialmente retto e i fatti materiali portati a sostegno dell’accusa non sono stati smentiti) ma anche sotto quello sociologico, dovrebbe dirsi che la scossa data al sistema politico abruzzese è stata positiva; tuttavia le criticità strutturali si sono ripresentate dopo il 2000, riproponendo tutta la debolezza di una classe politica. Ma questo non può di certo essere imputato a Tragnone che anzi ha saputo dimostrare la capacità della magistratura abruzzese di non farsi condizionare dal potere politico. Sotto questo profilo, la storia recente mostra ampi collegamenti con quella passata».
«Naturalmente», conclude Marinelli con riferimento a quanto scrive sugli avvenimenti giudiziari recenti, «si tratta di mie personali considerazioni e come tali sono soggettive, non pretendo che vengano ritenute la verità: sono la mia verità, essendo stato spettatore e qualche volta partecipe degli avvenimenti narrati».(g.p.)
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