I racconti dei compagni di squadra: «In campo era per tutti un pilastro»

20 Giugno 2023

AVEZZANO. Tanti i ricordi, sia da parte di chi ha giocato insieme a lui, che di chi lo ha ammirato dagli spalti. Di Sandro Cimarra, Orazio Di Loreto rammenta i consigli che dava ai più giovani: «Per...

AVEZZANO. Tanti i ricordi, sia da parte di chi ha giocato insieme a lui, che di chi lo ha ammirato dagli spalti. Di Sandro Cimarra, Orazio Di Loreto rammenta i consigli che dava ai più giovani: «Per quelli della mia età, era considerato quasi un mito e quando veniva a vederci giocare, non perdeva occasione per qualche suggerimento, ma al di là di questo riusciva a trasmettere a tutti il vero senso di appartenenza per la maglia che indossavamo». Venanzio Gigli era il portiere di quella squadra che vinse il campionato di serie D: «In campo era il punto di riferimento per tutti noi, ma con Sandro è rimasta un’amicizia fraterna anche dopo la carriera calcistica, tanto che ci sentivamo spesso, a conferma che il legame che si era instaurato sul campo andava ben oltre la singola partita». Quando Cimarra già raccoglieva allori, Flaviano Fiasca era un tifoso ancora bambino: «E non vedevo l’ora che arrivasse la domenica per andare, insieme a mio padre, ad applaudire quello che poi sarebbe diventato un mio idolo, perché il suo modo di giocare era semplicemente coinvolgente». Domenico Vicini, per tantissimi anni ha fatto parte dello staff medico che si occupava della salute dei calciatori biancoverdi, e di Sandro Cimarra ricorda la sua tempra da guerriero: «Una tempra che raramente mi ha indotto a dover intervenire dal punto di vista medico, perché era talmente robusto che, nonostante i suoi proverbiali tackles fatti con un’energia fuori dal comune, quasi mai riportava traumi; e poi tra me e lui c’era un rispetto dei ruoli che col passare del tempo si è rafforzato». Lo stesso concetto lo hanno espresso anche Bobo Durazzi e Franco Oddo, i due esterni di quello che fu l’attacco delle meraviglie: «Una forza fisica preponderante», afferma Durazzi, «che non aveva bisogno di discutere con gli avversari, perché chi andava ad affrontarlo sapeva già che avrebbe avuto la peggio».
Franco Oddo lo ha definito «il pilastro del centrocampo di quella che fu la migliore espressione del calcio marsicano dell’epoca, un calcio che ha riservato tante soddisfazioni». Piero Puglielli è stato segretario dell’Avezzano, ma in epoche diverse: «Però lo ammiravo quando, in veste di giovane arbitro, allo stadio per qualche allenamento vedevo la sua forza esplosiva che incuteva quasi timore. Ma di Cimarra serbo l’immagine delle sue passeggiate davanti alla mia edicola, dove l’abbraccio era diventato una consuetudine». Ma tra i ricordi di chi lo ha conosciuto, quello di Tonino Bonaldi è forse quello che meglio svela il carattere di Cimarra: «Ero arrivato all’Avezzano a campionato in corso, e ovviamente il capitano era lui. Al momento delle presentazioni, considerato il mio curriculum di categorie superiori, l’allenatore Armando Rosati chiese a Cimarra se non fosse il caso che la fascia di capitano passasse sul mio braccio, ma io rifiutai perché non lo ritenevo giusto. Passarono però solo 4 domeniche, e a gennaio, poco prima di una gara casalinga, Sandro venne da me e mi infilò al braccio la fascia di capitano. Un gesto che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni». Intanto, l’associazione culturale “Piazza Cavour”, quartiere di origine di Cimarra, si fa promotrice per intitolargli lo stadio con la denominazone “Stadio dei Marsi Sandro Cimarra”. (p.oli)
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