I resti medievali riscrivono la storia di Amiternum

Il professor Redi: «Scoperta importante e da approfondire» I lavori sono effettuati da Soprintendenza e Università
L’AQUILA. Il Medioevo di Amiternum e il tracollo dell’antica città a seguito dell’età carolingia. Sono le fasi storiche meno ricche, ma non meno interessanti, sotto la “lente d’ingrandimento” dell’équipe di archeologi guidata dal docente dell’Ateneo aquilano Fabio Redi, che nei mesi scorsi ha ripreso lo scavo all’interno della zona denominata Campo Santa Maria, vicino all’anfiteatro romano. Ai lavori, finanziati dal Comune per 25mila euro, collabora la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per L’Aquila e per il cratere.
TRASFORMAZIONE. Quella che sta emergendo dagli scavi degli ultimi mesi è una fase di decadenza dell’antica città testimoniata, in particolare, dalla riduzione della maestosa basilica a tre navate realizzata dai longobardi nel VII secolo nel cuore di Amiternum. «La struttura si trasforma nel X secolo in una chiesa di dimensioni ridotte: al suo interno, infatti, viene impiantata un’area produttiva, con tanto di silos, fosse per conservare il grano, piccole fornaci fusorie», spiega lo stesso Redi. «Non possiamo dire con esattezza cosa si facesse in quest’area, sappiamo però che la basilica non era più utilizzata per intero, ma veniva impiegata soltanto la sua navata centrale». Sono stati trovati, infatti, dei muri che dovevano chiudere il colonnato della chiesa per ridurne le dimensioni. La navata laterale destra doveva essere stata trasformata in area produttiva e per lo stoccaggio di derrate alimentari. «Abbiamo trovato fosse per il grano e un’attività di forgia», spiega Redi. «Ci sono tre forge, per battere il ferro».
FASE DI DECADENZA. «Si tratta probabilmente di una fase di minor ricchezza della città», continua il docente. «C’è stata evidentemente una crisi dopo l’età carolingia, agli inizi del X secolo. Non sappiamo ancora se a causa di una delle incursioni saracene o di quelle ungare. Certo, l’abbandono parziale della chiesa non è riferibile ai longobardi che avevano costituito una bella basilica a tre navate». TEODORICO. Questo abbandono è con ogni probabilità immediatamente precedente all’arrivo del vescovo Teodorico. Negli anni 970-974 la chiesa, infatti, fu visitata da Teodorico, vescovo di Metz, per raccogliere reliquie di santi per Ottone I: ai suoi occhi si presentò uno spettacolo di desolazione e di distruzione dell’antica città. «Dalle cronache sappiamo che Teodorico, nel X secolo, ha trovato la cattedrale abbandonata», spiega Redi. «Per questo motivo si pensava che Amiternum fosse scomparsa in quel periodo. Sulla base dei ritrovamenti non è da escludere un periodo di abbandono, ma prima di quello definitivo, databile tra il 1300 e il 1400, c’è stato senz’altro un momento di floridezza della città tra 1100 e 1200, durante il quale la cattedrale era diventata semplice chiesa, dipendente dalla diocesi di Rieti».
DOMUS. In parte coperta dalla chiesa e in parte libera, negli strati di terra più profondi già negli scorsi anni era venuta alla luce una domus romana. «Nell’ultimo scavo abbiamo trovato anche altre fasi della domus rispetto al passato: si raggiungono quindi almeno cinque fasi costruttive che vanno dal I secolo a.C. al III d.C.», continua il docente. «Si potrebbe trattare di una domus dell’aristocrazia di Amiternum, ma anche di una famiglia consolare romana. È perciò molto probabile che in quel luogo fosse stata impiantata l’insula episcopalis e che la prima cattedrale fosse stata una domus ecclesiae: una stanza di questa domus destinata a chiesa, all’inizio del IV secolo».
CHIESA PRECEDENTE? Durante i lavori sono stati portati alla luce anche due muri preesistenti alla fase longobarda. «Ancora non è possibile dire di cosa si tratta esattamente perché i muri sono stati tagliati da scavi moderni per impiantare una vigna», dice Redi. Un’ipotesi tuttavia esiste: durante le indagini degli anni passati, infatti, sono stati trovati due battisteri di V e VI secolo, senza tracce della chiesa di appartenenza. «Potrebbero essere questi muri ciò che resta di quella chiesa» conclude il professore. «Bisogna però ancora verificare tutti i dati. Sappiamo per ora che i muri sono paralleli a quelli della chiesa longobarda, ma precedenti ad essa».
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