I ristoranti d’Italia rimangono senza acqua Santa Croce

Sigilli ai silos con due milioni e 200mila litri: erano destinati all’imbottigliamento in vetro E per i lavoratori dell’azienda di Canistro arrivano le prime lettere di licenziamento
CANISTRO. Nel giorno in cui alcuni dei 75 lavoratori ricevono le lettere di licenziamento, i funzionari della Regione si presentano nello stabilimento Santa Croce con un ordine di sequestro amministrativo cautelare di due milioni e duecentomila litri d’acqua in sei silos. Acqua che secondo il rapporto regionale doveva finire in commercio in bottiglie di vetro, senza autorizzazione, destinata prevalentemente alla ristorazione. E così va a monte l’ennesimo piano del patron Camillo Colella e i locali di mezza Italia restano senza minerale Santa Croce.
L’imprenditore molisano nei giorni scorsi aveva richiamato al lavoro uno sparuto gruppo di operai per proseguire l’imbottigliamento in vetro. L’altra acqua a marchio Santa Croce viene imbottigliata in confezioni di plastica nello stabilimento di Castel Pizzuto in Molise utilizzando la sorgente Castellina. L’azienda molisana non dispone della linea per imbottigliare il vetro. Secondo la Regione «la concessione della Sorgente Sponga è scaduta» e quindi Colella «non può imbottigliare acqua e non può immetterla sul mercato».
Ieri mattina la dirigente del servizio Risorse del territorio e attività estrattive, Iris Flacco, si è presentata a Canistro accompagnata dai carabinieri e da un provvedimento di sequestro. «Abbiamo messo i sigilli a quattro serbatoi da 500mila litri e ad altri due da 100mila litri», precisa la Flacco, «dal 26 al 29 novembre scorsi nello stabilimento hanno continuato a imbottigliare, come accertato dai carabinieri. Abbiamo dunque completato un’operazione già avviata».
Il riferimento è al primo provvedimento datato 10 novembre, quando la Regione aveva messo i sigilli a migliaia di bancali con bottiglie d’acqua. Bancali per complessivi 8 milioni di litri di prodotto che avrebbero potuto riempire circa 500 Tir.
La tesi dell’approvvigionamento fatto in assenza di autorizzazione viene contestata da Colella, che ieri in tarda mattinata è piombato in Valle Roveto a bordo del suo elicottero. «Ci sentiamo vessati e perseguitati dalla Regione, che insiste imperterrita a commettere abusi nei nostri confronti», tuona Colella, «ma non abbasserò la guardia. Continuerò con ogni mezzo a difendere azienda, clienti, fornitori, dipendenti e indotto».
Nello stabilimento c’è stata anche l’ispezione della Asl provinciale. «La Asl», precisa l’imprenditore molisano, «ha certificato la qualità dell’acqua imbottigliata e le condizioni igienico sanitarie dello spazio produttivo. Abbiamo rappresentato alla dirigente Flacco che la sentenza del giudice di pace di Avezzano annulla la sanzione amministrativa inflitta dalla Regione per aver captato acqua senza autorizzazione. Sentenza che stabilisce che la Santa Croce è come la Guizza, in regime di proroga. Ma non c’è stato verso: per la dottoressa Flacco la sentenza non va attuata, neppure in autotutela, per evitare risarcimenti milionari».
Ieri si è svolta anche un’assemblea dei lavoratori. Il clima già teso rischia di diventare esplosivo con l’arrivo delle prime lettere di licenziamento. Gli operai sono da due mesi senza stipendio e l’ultimatum dei sindacati non ha portato al risultato sperato.
In attesa di conoscere gli sviluppi dell’inchiesta della magistratura, il sindaco Angelo Di Paolo torna a esprimere tutta la sua preoccupazione. «La situazione si aggrava di giorno in giorno», commenta Di Paolo, «e continuamente si incrina il rapporto tra Colella, le istituzioni, i sindacati e la classe lavoratrice. La fase è delicata e gli operai sono giustamente preoccupati, visto che tutte le richieste avanzate sono state disattese. Prima si risolverà la questione e meglio sarà per tutti».
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