I ristoratori e i tavoli sparecchiati «Troppe incognite, così è finita»

17 Maggio 2020

Manifestazione con le sedie rovesciate nelle principali rotatorie della città, tra dubbi e difficoltà «La potenza di fuoco annunciata dal governo non si è vista. Il nostro futuro è carico di incertezze»

L’AQUILA. Sedie rovesciate su tavoli apparecchiati e cartelli con la scritta “game over”. Fine dei giochi. I ristoratori aquilani protestano “occupando” simbolicamente e pacificamente le rotatorie della città, per sottolineare il momento di profonda crisi che stanno attraversando. «Questa manifestazione è un segno di resa. Non abbiamo più niente da dare se non verremo aiutati», dice Luca Taralli, membro del direttivo Ristoratori Aquilani Vs Virus, il comitato che ha organizzato la mobilitazione. Domani, secondo le ordinanze della Regione, il settore ristorazione potrà ripartire. Non tutti gli esercenti, però, riapriranno. Le incognite sono troppe: dai rigidi protocolli di sicurezza, che sarà problematico rispettare alla lettera e che potrebbero scoraggiare molti clienti, alle conseguenze civili e penali che ci saranno per i datori di lavoro in caso di contagi tra i dipendenti (anche se su questo punto l’Inail ha emanato una circolare che alleggerisce un po’ la loro posizione). Ma a preoccupare è soprattutto la mancanza di liquidità.
I NUMERI DELLA CRISI. Settanta giorni di lockdown hanno prosciugato risorse e risparmi e finora le misure adottate dal governo – dalla cassa integrazione ai prestiti agevolati garantiti dallo Stato – hanno impattato poco o nulla. «Solo due imprese su dieci hanno avuto accesso ai prestiti, anche quelli più piccoli da 25mila euro», racconta una ristoratrice, Massimiliana Ippolito. Il problema del credito è reale ed è stato sollevato anche dalla deputata del Pd Stefania Pezzopane: «La norma del decreto liquidità che doveva aiutare le imprese non è stata applicata da gran parte delle banche, che hanno chiesto garanzie che il provvedimento non prevedeva. Ho chiesto l’intervento dell’Abi». «Tutte le promesse sono state disattese», spiega Taralli. «La famosa potenza di fuoco annunciata dal governo non si è vista. I nostri dipendenti aspettano ancora la cassa integrazione, le bollette continuano ad arrivare, continuiamo a pagare affitti e tasse. In queste condizioni, non possiamo fare il minimo investimento. Il problema non sono le ordinanze. Il problema è arrivare a metterci in regola, senza sapere, peraltro, se la gente verrà o non verrà. Un ristorante non è solo un posto dove si va a mangiare. È un luogo di aggregazione e di socializzazione. Ma chi lo sa se le persone si fideranno ancora». Dinanzi a prospettive così incerte, prevale la prudenza. Molti titolari e gestori dei locali rimarranno fermi in attesa di capire che piega prenderanno le cose, nella speranza, magari, che, se con il passare dei giorni la situazione migliorerà, ci potrà essere un ulteriore allentamento delle restrizioni.
CHI NON RIPARTE. A rappresentare bene i dubbi dell’intera categoria è Ralph Aureli, anch’egli membro del comitato Ristoratori Aquilani Vs Virus: «Per il momento ho scelto di non ripartire. Faccio il barman da 35 anni, dopo il terremoto sono stato il primo a riaprire. Per farlo, arrivai a vendermi persino l’auto e le moto. Ma allora la situazione, seppur catastrofica, era totalmente diversa. Con le restrizioni che ci impone il governo, non riuscirei a gestire il locale. Sono un barman, non un vigile. Non me la sento di costringere i miei clienti a stare seduti, a non avvicinarsi, a non scambiarsi un saluto, a non farsi una chiacchierata. Un pub è un luogo d’aggregazione, ci si va per piacere, non per necessità». In un quadro così difficile, anche il pacchetto di incentivi fiscali e di agevolazioni predisposto dal Comune – esenzione dal pagamento dei tributi locali e altri sostegni per complessivi 650mila euro – rischia di essere poco più di un palliativo: «Le misure annunciate dal Comune sono insufficienti», afferma Taralli. «Ma ci rendiamo conto che l’amministrazione ha le mani legate. Non ce la prendiamo con le istituzioni locali, ma col governo». Per questo, annuncia il comitato, la mobilitazione non si fermerà: «La manifestazione ha riguardato solo L’Aquila, ma ce ne saranno sicuramente altre. Ci stiamo allargando, la nostra protesta salirà di livello e di tono. Saremo sempre più presenti per farci ascoltare».
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