I romantici del pallone che onorano le donne

SAN BENEDETTO DEI MARSI. Ci sono storie, in quel calcio dilettantistico fatto di sentimenti ed emozioni vissute all’ombra di vecchi campanili, che valgono davvero la pena di essere raccontate. Storie...
SAN BENEDETTO DEI MARSI. Ci sono storie, in quel calcio dilettantistico fatto di sentimenti ed emozioni vissute all’ombra di vecchi campanili, che valgono davvero la pena di essere raccontate. Storie che vivono ben lontane dai riflettori delle categorie superiore, del tutto aliene a compensi stellari e a titoli sensazionalistici sui giornali. Storie fatte di ruvidi campi di pozzolana e di allenamenti che hanno il loro rendez vous al tramonto di faticose giornate di lavoro. Una di queste ha le sue radici nella Marsica e racconta del San Benedetto Venere, società di Prima categoria capace non soltanto di unire lo spirito di due paesi orgogliosi, ma anche di tornare a far luce su di un attaccamento allo sport inteso come romantico luogo di valori. Anche nella domenica appena trascorsa, gli uomini del presidente Beniamino Cerasani hanno dato dimostrazione di un amore incrollabile verso i propri colori, tale da superare non soltanto le offerte economiche delle categorie superiori, ma anche le avversità atmosferiche e sociali. Con il terreno di gioco reso praticamente inagibile a cause delle abbondanti piogge, gli atleti giallorossi si sono resi protagonisti di un’ora di autentico lavoro di drenaggio, armati di paletti, mazze e picconi, evitando di fatto il rinvio del match di giornata. Ancora, a totale sostegno della lotta contro la violenza sulle donne, i giocatori, i dirigenti e la terna arbitrale hanno scelto di scendere in campo con il noto simbolo rosso sul volto, affermando il loro deciso “no” al femminicidio. Episodi che, in realtà, non possono stupire i veri conoscitori del club di San Benedetto dei Marsi: già nella stagione scorsa, infatti, il club si rese protagonista di un’iniziativa sociale unica, accogliendo tra i suoi atleti un giovane rifugiato del Gambia. Giunto su un barcone col sogno di giocare a pallone in Italia, Habiba Jallow, manco a dirlo, venne tesserato proprio dal San Benedetto Venere, società in cui tutt’ora milita. Gesti e momenti, quelli narrati, che vanno consegnati alla storia del calcio locale, affinché, come sottolineano i dirigenti del club, «si ricordi per sempre che il San Benedetto Venere, in un’epoca di mercenari del pallone, può essere fiero di aver trovato una squadra di romantici».
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