I segreti del mammut svelati da uno studio

2 Novembre 2015

Nuovi dettagli sull’animale del Paleolitico scampato alle gravi ferite riportate in un combattimento

L’AQUILA. È un maschio di circa 50-55 anni, con molta probabilità gravemente ferito in un combattimento con un altro esemplare della stessa specie. Combattimento durante il quale ha perso una parte della difesa sinistra, una “zanna”, pur rimanendo in vita, e che porterà per sempre le conseguenze di quel terribile giorno. La storia del Mammuthus meridionalis, emersa dalle ultime analisi, è stata raccontata al secondo meeting del Gipaleo (gruppo italiano di paleopatologia) – che si è tenuto all’auditorium del Parco – da Leonardo Della Salda, docente di Anatomia patologica veterinaria della facoltà di Medicina di Teramo. «Uno studio dettagliato sulle patologie del mammut è stato realizzato nell’ultima fase di restauro dello scheletro, danneggiato dal sisma, grazie al contributo della Finanza», spiega Della Salda. «Con l’eliminazione di grossi parti di stuccatura dell’ultimo restauro sono emerse lesioni dell’osso prima nascoste, in particolare una a carico dell’astuccio della difesa sinistra. Una lesione cava, molto vicina ai seni mascellari». La lesione potrebbe essere la conseguenza di un combattimento o comunque di un evento traumatico piuttosto forte, secondo gli studiosi, considerando la posizione e il fatto che la difesa sinistra dell’animale è mancante a causa di una frattura. «È probabile che si sia fratturato il dente e che la polpa dentaria sia stata esposta all’esterno con possibile infezione settica all’origine del processo che ha eroso l’osso premascellare fistolizzando, senza però aver portato a morte l'animale», afferma Della Salda. Gli studiosi sono quasi certi del fatto che il mammut sia sopravvissuto al combattimento. «Si vedono tracce di ricostruzione, di rigenerazione dell’osso, infatti, e ci sono anche segni di fusione delle prime vertebre cervicali che sarebbero in accordo con la modificazione della postura dell’animale a seguito dell’evento traumatico», aggiunge il docente. «D’altro canto non possiamo escludere neanche un trauma diretto in questa zona frontale. Sono state evidenziate anche alterazioni sulla superficie di consumo dei molari riconducibile a una modificazione della masticazione dovuta forse alla perdita della zanna il cui peso è di 150 chili». Nonostante risalga al Paleolitico, insomma, la storia del mammut sembra avere sempre meno segreti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA